Protext! Quando il tessuto si fa manifesto

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Prato (FI), Centro Pecci, fino al 14 marzo 2021 - Riciclato, simbolico, protettivo, modaiolo, democratico: una mostra dedicata all’utilizzo del tessuto come mezzo di protesta. A cura di Camilla Mozzato e Marta Papini. Ci proteggono dal freddo o dal caldo, simboleggiano tradizioni, arredano le nostre case, rivelano lo stato sociale, i diktat del fast fashion e gli ideali ecologici: i tessuti riguardano democraticamente tutti, ancora oggi.

Con Protext! il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato esplora il ruolo dei tessuti nei dibattiti critici su autorialità, lavoro, identità, produzione e cambiamento ambientale, come medium per eccellenza nella rappresentazione del dissenso e come pratica artistica trasgressiva da parte della più recente generazione di artisti: Pia Camil, Otobong Nkanga, Tschabalala Self, Marinella Senatore, Serapis Maritime Corporation, Vladislav Shapovalov, Güneş Terkol.

Striscioni, stendardi, t-shirt, arazzi artigianali, quilting: sono strumenti che hanno dato voce nel mondo a istanze di protesta spontanee. La mostra Protext! Quando il tessuto si fa manifesto a cura di Camilla Mozzato e Marta Papini indaga come la più recente generazione di artisti prenda in considerazione l’uso del tessuto e le sue diverse declinazioni formali come pratica artistica trasgressiva e ne esplora il ruolo, non solo nei dibattiti critici su autorialità, lavoro, identità, produzione e cambiamento ambientale, ma anche come medium per eccellenza nella rappresentazione del dissenso.

Pia Camila, Divisor Pirata Amarillo, 2017

Il percorso di mostra alterna installazioni, sculture, stendardi, arazzi, disegni, ricami e si apre con l’ambiente site-specific realizzato dal collettivo greco Serapis Maritime Corporation (Atene, 2014), che opera con un linguaggio tra arte, moda e design.

Si prosegue con le sculture tessili realizzate da Pia Camil (Città del Messico, 1980) con t-shirt e jeans di seconda mano: indumenti prodotti in America Latina per gli Stati Uniti, che tornano ai luoghi d’origine una volta smessi, seguendo le rotte inique delle migrazioni e del commercio globale.

Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974) attraverso i suoi arazzi esplora i cambiamenti sociali e topografici, evidenziando l’impatto storico e la memoria collettiva della relazione tra Uomo e Natura.

L’opera in mostra di Vladislav Shapovalov (Rostov on Don, Russia, 1981) nasce da una ricerca dell’artista al Centro di Documentazione della Camera del Lavoro di Biella. All’interno di una collezione di bandiere usate durante le manifestazioni dei lavoratori, due si rivelano particolarmente interessanti, poiché composte da tanti piccoli frammenti di tessuto ricamati con nomi femminili e cuciti insieme: i nomi delle lavoratrici.

Nelle sue opere Güneş Terkol (Ankara, 1981) prende ispirazione dal contesto in cui si trova, e ha per protagoniste donne che rifiutano di adattarsi alle trasformazioni sociali e culturali contemporanee. In mostra troviamo alcuni dei suoi ricami su garza, insieme ad alcune bandiere realizzate nel corso di laboratori. In occasione della mostra, l’artista produrrà una nuova bandiera insieme ad un gruppo di donne vicine al Centro Antiviolenza La Nara.

Marinella Senatore (Cava de' Tirreni, Italia, 1977) esplora le numerose sfaccettature sul tema della protesta in diversi contesti geografici, e le modalità di aggregazione comunitaria; in mostra una serie di coloratissimi stendardi ricamati a mano e 50 disegni della serie It’s Time to Go Back to Street, in parte prodotti per il Centro Pecci.

Artista tra le più celebri delle ultime generazioni, Tschabalala Self (New York City, 1990) costruisce rappresentazioni volutamente esagerate legate all’immaginario dei corpi femminili neri con una combinazione di materiali coloratissimi cuciti, stampati e dipinti che rimandano a tradizioni artistiche artigianali.

Conclude il percorso espositivo una sala dedicata a workshop, residenze ed eventi che alimenteranno l’indagine sull’uso del tessile nelle manifestazioni di dissenso, nel corso della mostra.

Il primo intervento ospitato è quello del duo parigino About A Worker (Kim Hou e Paul Boulenger): a seguito di una residenza realizzata in collaborazione con Lottozero textile laboratories, presenterà al Centro Pecci una collezione speciale realizzata in museo durante un laboratorio partecipativo, con il supporto di Manteco e la collaborazione di Istituto Marangoni Firenze. Seguirà il workshop di Canedicoda, realizzato in collaborazione con Dynamo Camp: attraversando tende ghiacciate o tropicali separè, visitando plastici di raso o lane montuose i partecipanti si immergeranno nella costruzione di un mondo morbido, avvolgente, cangiante e plasmabile.

PROTEXT! Quando il tessuto si fa manifesto è accompagnata da una pubblicazione di Nero Editions in due volumi: il catalogo della mostra con il testo critico delle curatrici Camilla Mozzato e Marta Papini, le interviste agli artisti, biografie e fotografie delle opere, e un secondo volume, un vero e proprio libro d’artista firmato da Marinella Senatore, introdotto da Cristiana Perrella, Direttrice del Centro Pecci.
Artisti in mostra: Pia Camil, Otobong Nkanga, Tschabalala Self, Marinella Senatore, Serapis Maritime Corporation, Vladislav Shapovalov, Güneş Terkol.
Laboratori di About a Worker, Canedicoda.
Mostra sponsorizzata da Centro Porsche Firenze

 

Güneş Terkol bandiera preparatoria per il workshop del Centro Pecci, 2020. Courtesy dell'artista

 

Un'inedita visione del tessuto, di Guia Rossi *

C'è differenza tra gli striscioni di cotone percorsi da scritte spray agitati nei cortei e la montagna di jeans e t-shirts second hand di Bara, Bara, Bara e Vicky's Blue Jeans Hammock di Pia Camil? Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato emerge un’inedita visione del tessuto. Visitabile sino al 14 marzo 2021 e curata da Camilla Mozzato e Marta Papini, Protext! Quando il tessuto si fa manifesto induce subito a un ponte immaginario tra il medium artistico tessile e l'abito da indossare tout court. Una riflessione sull’oggetto tessile che si fa identitaria e foriera di analisi sociali particolarmente nitide.

Il cotone dello striscione e il denim dell’opera di Pia Camil non sono che “uniformi” di un pensiero in grado di esprimere appartenenza ideologica. Sono canvas su cui imprimere storie di orgoglio e sofferenza, di lotta e dissenso nei confronti di regole di un mondo che il più delle volte si fatica a comprendere e accettare. Il semiologo Roland Barthes lo intuì negli anni giusti, quelli riottosi delle rivoluzioni, dei contrasti ma anche dei boom economici. Per Barthes il valore di quel supporto, fatto di trama e ordito, sarebbe divenuto in fretta elemento di auto affermazione tra i singoli della società moderna. "Vesto e dunque sono" è il vero status ideologico, forma autentica per esprimere il dissenso.

Oggi, a Prato, sette giovani artisti si misurano con l’antica pratica tessile, strumento con il quale riversare sui molteplici aspetti del tessuto le denunce, le scommesse e le visioni del quotidiano. E come gli artisti sperimentano e incorporano le idee su sete, lane e cotoni, così i fashion designer ne esprimono l’essenza attraverso lo spostamento dell’opera d’arte su tessuto. In un ideale specchio tra arte e costume. Non è un caso che tra gli stilisti più sensibili del panorama moda Jonathan Anderson, Luke e Lucie Meier per Jil Sander e Silvia Venturini Fendi abbiano traslato su giacche, maglioni, pantaloni e camicie del prossimo autunno inverno 2021 il lavoro di artisti moderni e coevi, come quello di Joe Brainard, Florence Henri e Noel Fielding.

L’inedito scambio culturale e creativo, tra metri e metri di trame e orditi, diventa così esperienza ed espressione individuale consapevole. E dai cuscini stampati con immagini fotografiche che illustrano l’uomo e la sua relazione fisica con il lavoro del collettivo greco Serapis Maritime Corporation al Centro Pecci, è possibile fare ponte alle foto dell’artista surrealista Florence Henri applicate sui capispalla di Jil Sander. L’operazione Flags di Vladislav Shapovalov - bandiere patchwork ricamate con i nomi delle operaie impiegate nelle fabbriche tessili coinvolte nelle manifestazioni per i diritti dei lavoratori - trova una similitudine nel lavoro del designer Jonathan Anderson, che per Loewe FW21 importa nel guardaroba maschile i collage e i disegni del poeta e pittore americano, molto attivo nei 70's, Joe Brainard. E così i codici della poesia visiva si vestono di nuovi abiti.

(* da TELESCOPE | racconti da lontano #45)

Pia Camil, Vicky’s blue jeans hammock, 2018. Exhibition view of the show They, 2018, Galerie Sultana, Paris. Photo credits Aurélien Mole

 

INFORMAZIONI

Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci

Viale della Repubblica, 277 - 59100, Prato (FI)
tel. +39 0574 5317
e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
web www.centropecci.it