La pace della lentezza

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Mi devo prendere un giorno di ferie per dire ai pomodori che sono belli e buoni di dentro, buoni nel succo da inzupparci il pane, ma non una fetta e neanche due, un pane intero, che sono così buoni da lasciarti un sapore che non si dimentica, passassero anche tutte le stagioni, lui d'improvviso lo risenti in bocca anche quando non c'è;

gli devo dire che resta anche il suo odore, la forma e il colore, il suo modo di arrossire che a volte si fa in una notte, altre in cinque giorni e tu non lo sai quando, sai solo che ti sorprende ogni volta e resti a guardarlo, a tenerlo, a stare tutto in una mano e non sapere cosa farci.

Cosa ci si fa con la bellezza senza tempo, misura, confine, dove si mette?

Chi la contiene? Mi allarga la pancia e mi dilata il cuore, si apre un varco, un'ascesa e ti sembra di allungarti, alzarti e smisurarti.

Mi devo prendere un altro giorno di ferie per dire a M. che quando le porto la cassetta e lei non c’è e mi lascia una bustina sul tavolo in giardino con un regalino, io sono felice e gli occhi si fanno belli, mi guardo sempre allo specchietto e sì, si vede che ridono.

Mi devo prendere un altro giorno di ferie per dire al mare che ogni volta che mi lascia passare e scivolare, ogni volta che mi concede il passo ed io il suo toccarmi, siamo una coppia perfetta, si direbbe quasi nati dallo stesso cielo, della stessa forma e con la stessa fortuna, quella di poterci incontrare.

Un altro giorno di ferie me lo voglio prendere per andare alla fontana del biscio, per sedermi lì accanto a chiederle come sta, se è stanca di tutta quella gente di passaggio e mai nessuno che si ferma per almeno un po' di cortesia.

Un giorno mi devo prendere tutti gli altri giorni di ferie, ché se la prima metà di vita serve per conoscere, la seconda dovrebbe servire per ringraziare, tutti e tutto, per fermarsi e ripassare su tutte le strade, già passate ma viste male.

Un giorno io mi prendo tutti i giorni di ferie per guardare dentro al guscio di una lumaca e trovare sempre e ancora un tesoro, appoggiarlo all'orecchio e scoprire il suo segreto.

La pace della lentezza.

 

(Francesca Pachetti, La Raccontadina)

 

 

Francesca Pachetti, La Raccontadina, donna, mamma e contadina di Massa Carrara che da un po’ di tempo ha deciso di condividere su una pagina Facebook le sue esperienze di vita e ciò che la natura ogni giorno le insegna.

 

Due interessanti interviste alla Raccontadina si trovano in Rete.

La prima, del 2018, si può leggere al link: La Raccontadina: “Vi racconto il mio ritorno alla terra”, di Elisabetta Elia

Amore, cura e soprattutto fiducia. Su questi elementi si basa il legame con la terra che da sempre ha Francesca Pachetti. Nata e cresciuta in una famiglia contadina di Massa Carrara, Francesca Pachetti vive a contatto con “la terra” da sempre, anche se ogni tanto se ne è allontanata..

La seconda, del 2019, si può leggere al link: «Prima di coltivare sogni, impara a zappare», di Antonella Gallino

Da tempo avevo iniziato a seguire la Raccontadina su Facebook, innanzitutto perché trovavo geniale il nome; poi, perché leggevo i suoi post e sentivo in filigrana ‘la vena’.
La corteggiai un po’ via Messenger e finalmente una mattina riuscii a intervistarla per telefono...

 

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