Una mano sul cuore

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Era un pomeriggio d’estate del 1997, attendevo a Campiglia l’Interregionale per Roma, al mio fianco due belle ragazze russe. Quando giunse il treno le aiutai a portare le valigie e ci sedemmo nello stesso compartimento. Era una buona occasione per rinfrescare il mio Inglese, così cominciai a chiacchierare con Dasha e Katia.

Mi dissero che stavano rientrando a Mosca, non avevano più soldi né carte di credito e il visto per l’Italia gli scadeva quel giorno; avevano solo il biglietto del treno e per due voli charter da Roma e da Ancona.

“Che bella situazione!” pensai sorridendo. Ma il peggio doveva ancora venire. A Gavorrano ci fermarono per 90 minuti perché la linea elettrica era interrotta. Katia cominciò ad allarmarsi perché avrebbe perso la coincidenza per Ancona e l’aereo per Mosca, se non fosse rientrata con quello era nei guai, perché il successivo partiva una settimana dopo.

Cominciò a piangere e cercai di tranquillizzarla ma non fu un’impresa facile. Una volta giunti a Roma Termini, Dasha prese il treno per Fiumicino ed io accompagnai Katia all’ufficio dei Carabinieri di stazione. Spiegai brevemente la situazione e chiesi se potevano chiamare l’ambasciata russa. Trovarono il numero e la fecero telefonare, non capii la conversazione ma la ragazza era ancora più disperata e piangeva: le avevano detto di arrangiarsi!

Trovai il primo treno in partenza per Ancona, era un Intercity ma lei aveva il biglietto per l’Interregionale. Spiegai al Capotreno le sue difficoltà ma mi rispose che se non pagava il supplemento di 8000 lire non l’avrebbe fatta salire. Le diedi i soldi e la accompagnai sul treno dicendole di non preoccuparsi perché all’aereo avrei pensato io. Mi lasciò il suo numero di telefono di Mosca. Quando scesi mi guardò dal finestrino, chiuse gli occhi, si mise una mano sul cuore e mi fece un sorriso. È l’ultima immagine che ho di lei.

Mi precipitai a casa e mi misi in contatto con i Carabinieri di Ancona, quando dissi che dovevo fermare un aereo si allarmarono. Raccontai l’accaduto, descrissi la ragazza, dove e su quale treno era seduta e l’ora di arrivo prevista, inoltre chiesi se potevano accompagnarla all’aeroporto e far attendere l’aereo. Dovetti lasciare i miei dati ed il telefono per dimostrare che non era uno scherzo. Mi richiamarono subito dicendo che se ne sarebbero occupati. Ora non mi restava che attendere fiducioso.

Il mattino dopo feci una telefonata internazionale, non mi importava quanto sarebbe costata. Chiamai Katia e fui felice di sentirla finalmente a casa! Mi disse che i Carabinieri l’avevano aiutata e che per fortuna il suo aereo aveva avuto dei problemi di over-booking, quindi era partito con due ore di ritardo perché i passeggeri accreditati erano più dei previsti. La fecero rientrare tra quelli ammessi e poté tornare in Russia. Mi ringraziò dicendo che se non avesse incontrato me non avrebbe saputo cosa fare. Sono passati tanti anni e non l’ho più sentita ma non dimenticherò mai la sua mano sul cuore.

 

Una mano sul cuore, Tommaso Torsello

 

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Tommaso Torsello

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