“L’amico del popolo”, 1 settembre 2021

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Anno V. La rubrica ospita il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

THE PLEASURE GARDEN (Il labirinto delle passioni, GB/Germania, 1925), regia: Alfred Hitchcok, soggetto: romanzo omonimo di Oliver Sandys, sceneggiatura: Eliot Stannard. Fotografia: Giovanni Ventimiglia, produzione: Michael Balcon e Erich Pommer, per Gainsborough Pictures, Münchner Lichtspielkunst (Emelka). Cast: Virginia Valli (Patsy Brand), Carmelita Geraghty (Jill Cheyne), Miles Mander (Levet), John Stuart (Hugh Fielding), Ferdinand Martini (Mr. Sidey), Florence Helminger (Mrs. Sidey), George H. Schnell (Oscar Hamilton), Karl Falkenberg (principe Ivan).

“Londra. Music-hall Pleasure Garden (Giardino del Piacere).

La narrazione comincia in un ambiente teatrale. La prima immagine del film è una scala a chiocciola che un gruppo di ballerine scende per accedere al palcoscenico. Uomini ricchi e maturi in prima fila guardano compiaciuti. In soggettiva, dalla visione sfuocata di uno di questi spettatori, con l'aiuto di un binocolo, si passa all'inquadratura perfetta delle gambe delle ragazze danzanti.

Una di esse, Patsy, bionda per lavoro, è la protagonista. All'uscita dal teatro incontra una giovane aspirante ballerina, Jill, disperata perché è appena stata derubata del portafoglio contenente i soldi e una lettera di raccomandazione al direttore del teatro. Generosamente Patsy le offre ospitalità per la notte nella sua stanza in affitto e le promette di presentarla l'indomani al direttore. I coniugi affittacamere accolgono con cordialità le due ragazze e Jill fa la conoscenza anche di Cuddles, il simpatico cane, curioso e combinaguai, che le va a leccare i piedi, quando prima di dormire si inginocchia a recitare le preghiere.

Il giorno dopo Jill, in teatro, al rifiuto iniziale del direttore reagisce con astuzia: lo convince a vederla ballare promettendogli di mostrare una danza nuova e audace. Non solo si fa assumere ma riesce, con sicuro senso degli affari, ad ottenere anche un ottimo contratto di lavoro. Patsy si congratula con lei, senza gelosia.

Mentre Jill è assente, arriva il suo fidanzato Hugh, che la vuole salutare prima di partire per le piantagioni nelle colonie inglesi ai Tropici, in cui si dovrà trattenere per due anni. Trova ad accoglierlo l'imbarazzata Patsy, per giunta senza le calze da indossare, sottratte dal burlone Cuttles. Mentre il cane fa le feste al nuovo arrivato, Patsy entra all'improvviso nel salotto e inciampa nei due sdraiati a terra e cade rovinosamente. La buffa situazione predispone i due giovani a una reciproca simpatia.

Jill nel frattempo sta provando un nuovo costume di scena nell'appartamento lussuoso dell'impresario, di cui accetta volentieri la corte.

Patsy e Hugh pranzano insieme e sono raggiunti da un amico di lui, Levet, prossimo a partire come Hugh per le colonie. Insieme vanno ad assistere allo spettacolo di cui è protagonista Jill. Da un palco due eleganti ammiratori osservano compiaciuti la prima ballerina. In camerino uno di essi presenta i suoi omaggi e rivela di essere un principe russo. Jill è lusingata e trascura Hugh.

Patsy intanto è corteggiata da Levet e malgrado sia turbata da alcuni sinistri avvertimenti (l'abbaiare ostile di Cuddles, le ombre inquietanti che accompagnano il suo apparire, il cappello portasfortuna sul letto, la furia con cui cerca di strapparle un bacio) cede alle sue insistenze e accetta la proposta di matrimonio. Levet la bacia impetuosamente.

Il montaggio parallelo mostra intanto la carriera fortunata e i successi mondani di Jill: cena in un lussuoso ristorante con il principe, ritorna nella sua elegante casa e astutamente riesce a congedarlo senza concedergli niente, è libera così di ricevere subito dopo l'impresario Hamilton con cui ha già da tempo una relazione.

Il giorno del matrimonio di Levet e Patsy la pioggia scende a catinelle e la coppia è costretta, insieme ai testimoni, gli affettuosi affittacamere, ad avviarsi alla cerimonia tristemente con gli ombrelli. Trascorrono una romantica luna di miele sul Lago di Como. Tutto appare perfetto, solo qualche dettaglio rabbuia la fronte di Patsy: la rosa, sgraziatamente gettata nelle acque del lago, la bambina ruvidamente allontanata, l'impazienza nervosa con cui Levet l'attende mentre prega la Madonna per la loro futura vita insieme, nella piazza del borgo pittoresco.

Patsy accompagna il marito ad imbarcarsi sulla nave diretta in Africa e si separa da lui. La mano di Patsy ignara, che sventola il fazzoletto in segno di addio, diventa la mano della moglie indigena che altrettanto ignara accoglie con ingenua gioia il ritorno del suo uomo.

Nella capanna in cui convive con l'indigena Levet beve smodatamente e non risponde alle numerose lettere di Patsy; Hugh non ha notizie da Jill e casualmente vede su un giornale la fotografia di lei e del principe russo dei quali si annuncia l'imminente matrimonio.

Quando finalmente Patsy riceve una lettera dal marito, apprende che è malato. Decide perciò di raggiungerlo per prendersi cura di lui, ma non ha il denaro necessario. Chiede un prestito a Jill che glielo nega, accampando il pretesto delle spese per il matrimonio. In realtà ha il cassetto del secrétaire pieno di banconote che esibisce quando paga il sarto. Saranno i padroni di casa a privarsi dei loro risparmi per permetterle di pagare le spese per il viaggio.

Patsy si imbarca. Purtroppo l'incontro con il marito le riserva la più amara disillusione: nella capanna Levet ubriaco fradicio è in intimità con l'indigena. Ella disperata fugge da Hugh e lo trova gravemente malato.

Durante la sua assenza Levet approfitta del fatto che l'indigena si è tuffata in mare; la raggiunge e l'annega trattenendole con violenza la testa sott'acqua. Ancora il regista collega l'inquadratura della mano di Levet che dà la morte all'indigena a quella della mano soccorrevole di Patsy che accarezza la fronte di Hugh febbricitante.

Levet, perseguitato dal senso di colpa e dalle visioni allucinatorie della indigena che continuamente gli compare davanti agli occhi, roso dalla gelosia vedendo l'intesa fra Patsy e Hugh, vuole uccidere con una scimitarra Patsy ma è inaspettatamente fermato da un colpo di pistola. Il medico del villaggio, avvisato da Hugh, è provvidenzialmente intervenuto a salvarla.

Ormai non ci sono più ostacoli all'amore fra Patsy e Hugh. Il loro ritorno a casa è festeggiato da Cuddles, a cui Hugh era sempre stato simpatico, e dai padroni di casa. Il film si conclude con l'ultima birichinata di Cuddles: gioca con il filo elettrico aggrovigliandolo e impedisce al padrone di sentire la musica alla radio.

Nel giugno del 1925 Hitchcock con la fidanzata Alma Reville, aiutoregista e segretaria di edizione e il barone Giovanni Ventimiglia, direttore della fotografia, partirono per Monaco, diretti agli Emelka Studios per girare gli interni. Si sarebbero poi spostati a Genova per girare al porto la partenza di una nave, ad Alassio il bagno in mare dell'indigena e sul Lago di Como, nel fronte lago di Coatesa, presso Nesso, la luna di miele e le scene d'amore. Alla fine dell'estate del 1925 le riprese del film erano ultimate. Balcon aveva ingaggiato, nel ruolo dei protagonisti, dei divi americani: Miles Mander, il marito traditore, Virginia Valli, la bruna Patsy, e Carmelita Geaghty, la bionda Jill. Nella parte dell'indigena recitò un'altra diva americana, Nita Naldi, amica della Valli, scritturata nel corso delle riprese, per abbandono dell'attrice a cui era stata destinata la parte. A lei la produzione promise la parte della protagonista nel film successivo di Hitchcock L'aquila della montagna.”

(In wikipedia.org)

 

Alfred Hitchcock iniziò la sua carriera cinematografica come titolista, poi come assistente regista del produttore Michael Balcon, della Gainsborough Pictures, una casa specializzata in melodrammi. Sarà lui a produrre i primi film del futuro maestro del brivido. Dopo un lungometraggio mai completato nel 1922 (Number Thirteen, probabilmente un titolo di lavorazione) e un altro l’anno seguente, del quale è sopravvissuto solo un rullo (Always Tell Your Wife, del 1923), Balcon finalmente propone al ventiseienne Hitchcock di girare il suo primo vero film di esordio: The Pleasure Garden. Si trattava dell’adattamento di un romanzo di successo di Oliver Sandys, pseudonimo di Marguerite Florence Barclay, ed era una coproduzione inglese-tedesca, anche se buona parte del cast era americano. Accompagnato dalla moglie Alma Reville, in veste di assistente alla regia e segretaria di edizione, e dal direttore della fotografia, il barone Giovanni Ventimiglia, Hitchcock si recò agli studi Emelka, di Monaco, dove sarebbe stato girato quasi tutto il film, con puntate in esterni al porto di Genova, a Sanremo e nel borgo di Coatesa sul Lario, sul lago di Como.

La prima inquadratura mostra un gruppo di ballerine che scendono giù da una scala a chiocciola. Una spirale, 33 anni prima di Vertigo (La donna che visse due volte, 1958). Una carrellata sul pubblico che assiste allo spettacolo. Un uomo si infila il suo monocolo e d’improvviso l’immagine delle ballerine danzanti ci appare sfocata; poco dopo afferra un binocolo e il regista ci mostra un bel primo piano delle gambe delle ragazze. E, ancora: la protagonista, Patsy, ha una parrucca bionda. Soltanto dopo aver ricevuto un complimento untuoso da un ammiratore, che vuole accarezzare i suoi capelli biondi, si toglie la parrucca e vediamo che è castana. E l’impresario, il signor Hamilton (Georg H. Schnell), fuma un sigaro davanti a un cartello che riporta «vietato fumare». La visione, il voyeurismo, il qui pro quo, l’umorismo. Tutti questi elementi, che saranno poi centrali in molti dei film di Hitchcock, sono dunque già presenti nei primi minuti nel suo film d’esordio.
Ci appare invece più convenzionale, forse imposta, l’attenzione mostrata verso il cagnolino di Patsy, quello che “sceglie” per lei i fidanzati, in qualche modo, o quantomeno parrebbe capirne al volo la vera natura; cagnolino a cui è dedicata l’ultima, buffa inquadratura di un happy ending che più melenso non si può. Alcune di queste scene dovrebbero essere lacrimose, ma Hitchcock fa di tutto per renderle ironiche e leggere.
Altrove, sa dare tocchi di una raffinatezza unica, per delineare i caratteri dei suoi personaggi, come quando Levett, dopo la prima notte di nozze, dà un morso alla mela e poi la getta via. Rende così immediatamente chiara la poca considerazione che ha di Patsy; e più tardi, sulla riva del lago di Como, mentre lei cerca di condividere quella bellezza, tutto ciò che lui riesce a fare è sbadigliare. Patsy, al contrario, è una donna sensibile e ingenua. Al porto, mentre il marito è in partenza sulla nave per i tropici, lei è lì sulla banchina, in mezzo alle altre persone coi volti rivolti all’insù verso il ponte della nave. Patsy invece solleva un braccio con un fazzoletto bianco, ma, nel contempo, china tristemente la testa, fino a che il cappellino le nasconde quasi completamente il viso.
Ad ogni modo, lungo l’arco di questo melodramma piuttosto mediocre, in cui Hitchcock ha cercato di dare il meglio di sé, troviamo anche dei momenti che gli furono congeniali. In particolare, le scene di seduzione e le scene di omicidio che, come disse una volta Truffaut in televisione, con l’acume che gli era proprio, sono girate da Hitchcock in modo contrapposto: «In America, avete rispetto per lui perché gira scene d’amore come fossero scene di omicidio; noi lo rispettiamo perché gira scene di omicidio come fossero d’amore». Verissimo. Ed era vero già nel 1925. In una scena vediamo la vanesia e superficiale Jill seduta su un sofà che fuma da un bocchino; alle sue spalle, un sedicente principe cerca di sedurla, da dietro le mette le mani intorno al collo, come per strangolarla, e invece le solleva il mento per baciarla. Lei lo lascia fare, guardandolo di sotto in su, ma solo perché può tranquillamente tenerlo a distanza con la lunga sigaretta; subito dopo lui ci riprova e stavolta si china sul braccio di lei, cominciando a baciarlo. Con uno scatto improvviso, la donna volta la testa e la cenere della sigaretta gli brucia una tempia. C’è erotismo, c’è controllo (da parte della donna), ma c’è anche una possibilità diversa, una possibilità omicida da parte dell’uomo, all’inizio della sequenza; e poi c’è una “arma”, ovvero la sigaretta, adoperata come un tizzone, o un coltello. Jill la usa soltanto per dire all’uomo di stare al suo posto, ma è comunque un atto violento, di sopraffazione e controllo. O, se si vuole, un riequilibrio di poteri. Infine, ecco il primo omicidio del cinema di Hitchcock! E com’è filmato? Proprio come una scena d’amore. La ragazza indigena (interpretata dalla femme fatale newyorchese Nita Naldi, qui in versione esotica) s’immerge in mare. Levett, ubriaco fradicio dall’alcool, la insegue. Lei avanza fra le onde, poi si gira, gli tende una mano sorridendo, credendo che lui voglia fare il bagno con lei. Lui la raggiunge, le mette una mano sulla testa, come per una carezza, e invece la spinge sott’acqua con violenza, fino ad annegarla. L’esito ultimo dell’omicidio avviene fuori campo, ma gli effetti si leggono distintamente sul viso di Levett. Un omicidio oltretutto inutile, nell’economia della storia, dal momento che la moglie, dopo averlo sorpreso con la ragazza, lo ha già lasciato e lui sa che non potrà riaverla. Un omicidio che sa di disperazione e auto-annichilimento, di consunzione. Che Levett sia ormai “malato” è la stessa Patsy a dirlo, mentre si allontana dal bungalow, a un uomo che incontra lungo la via (lo stesso che poi sparerà a Levett, salvandole la vita). I rimorsi lo dilaniano, la pazzia si fa strada in lui, fino alla visione (in sovrimpressione, un tocco gotico in piena ambientazione tropicale!) del fantasma della donna che lo spinge a uccidere anche sua moglie, Patsy. Tenterà di riaverla con la violenza, la sopraffazione. Non riuscendoci, spinto dal “fantasma”, afferra una sciabola e si prepara ad uccidere anche lei, ma viene fermato. Omicidio, delirio, ossessione. E, ancora, un tentato omicidio che finisce con la morte dell’omicida. Certo, forse è ormai tardi per rendere interessante un film che è giunto alle sue ultime immagini, ma risolleva comunque l’attenzione assopita dello spettatore che, col senno di poi, riconosce finalmente un barlume di quello che sarà il “tocco” cinema del maestro inglese.”

(In garden-of-silence.com)

 

 

Un attore: Ferdinand Martini (Monaco di Baviera, 1 settembre 1870 - Berlino, 23 dicembre 1930) attore tedesco.

Martini iniziò il suo primo impegno a Reichenhall nel 1890. Nel corso della sua carriera teatrale è apparso in scena a Brema, Praga, Norimberga, Vienna e Monaco, tra gli altri. Ebbe particolare successo nelle commedie di Ludwig Anzengruber e Ferdinand Raimund. Dopo la prima guerra mondiale, Martini è diventato un attore di cinema muto impegnato che è apparso in numerosi film come attore non protagonista. Morì durante le riprese del suo secondo e ultimo film sonoro Her Highness Orders. Suo figlio Otto Martini (1902-1979) divenne un cameraman. Suo figlio Ronald Martini (1928) realizzò anche documentari, ricerche e film industriali.

 

Una poesia al giorno

Poèmes comme ça, di André Dhôtel

J’écris rien que pour retrouver
en quel lieu j’eus la révélation
parce que j’ai oublié ce lieu
ainsi que toute révélation.
Alors selon l’usage
Je célèbre l’inconnu
pour tant bien que mal
assurer mon existence.
C’est l’utilité des fantômes
que de figurer ce qui
n’a jamais eu de figure
et se doit de naître au jour.
Poèmes comme ça

Et par instants, à travers des temps prodigieux
tombait de la pompe une goutte d’eau
en l’écuelle d’étain qui chantait longtemps. Poèmes comme ça

 

(Traduzione di Ugo Brusaporco)

Poesie come questa

Io scrivo solo per trovare
dove ho avuto la rivelazione
perché ho dimenticato questo posto
così come ogni rivelazione.
Quindi a seconda dell'uso
Io celebro l'ignoto
per in qualche modo
assicura la mia esistenza.
Questo è l'uso dei fantasmi
che capire cosa
mai avuto una faccia
e deve nascere in giornata.
Poesie come questa

E a volte, attraverso momenti incredibili
una goccia d'acqua è caduta dalla pompa
nella ciotola di latta dal canto lungo. Poesie come questa

 

 

André Dhôtel (Attigny, 1 settembre 1900 - Parigi, 22 luglio 1991) scrittore e poeta francese.

Nelle sue opere ha colto con suggestivo lirismo personaggi e ambienti della provincia francese: L'uomo della segheria (L'homme de la sciene, 1943), Il paese dove non si arriva mai (Le pays où l'on n'arrive jamais, 1955, con cui ottenne il Prix Femina), Il cielo del sobborgo (Le ciel du faubourg, 1957).

André Dhôtel trascorre i primi sei anni della vita nel paese natale di Attigny, nelle Ardenne. Scriverà i ricordi di questo periodo in Un jour viendra, nel 1972. Nel 1907, il padre è nominato banditore d'asta a Autun e si trasferisce con la famiglia. Ma André torna sempre dai nonni nelle Ardenne e non si lega a Autun. Dopo i primi studi, va a frequentare il liceo Sainte-Barbe a Parigi.

Nominato sorvegliante da novembre 1918 a Sainte-Barbe, in compagnia del futuro chansonnier Raymond Souplex, prepara nello stesso tempo una licenza di filosofia. Effettua il servizio militare dal 1920 al 1923, con gli scrittori Georges Limbour, Roger Vitrac e Marcel Arland. Con quest'ultimo fonda nel 1921 la rivista Aventure e pubblica l'unico numero della rivista Dès.

Le lacune di effettivi, dovute alla Prima guerra mondiale, portano il giovane ad essere nominato professore all' Istituto superiore di studi francesi di Atene nel 1924; scopre così la Grecia e le sue isole durante i suoi quattro anni all' Istituto francese di Atene. Nei suoi romanzi posteriori non è raro trovare personaggi greci o espressioni filoelleniche. Al mondo ellenico ha dedicato quattro romanzi: Ce lieu deshérité, 1949, Ma chère âme, 1961, L'île de la Croix d'Or, 1979, Lorsque tu reviendras, 1986.

Rientrato in Francia, prende servizio al collegio di Béthune nel 1928 e pubblica i primi testi poetici. Nel 1930 esce Campements, suo primo romanzo, e si sposa nel 1932 con Suzanne Laurent. Il loro figlio François nasce nel 1933. Tuttavia la sua carriera letteraria ristagna. Dal 1930 al 1940, lo scrittore è rifiutato dai principali editori. A ciò si uniscono altri dispiaceri inerenti l'insegnamento, sicché André Dhôtel si ammala di depressione. Si ristabilisce tuttavia, e nel 1940, allo scoppio della guerra, è per qualche tempo mobilitato.

Finalmente, grazie a Jean Paulhan, torna a pubblicare, nonché a un insegnamento più tranquillo. Paulhan impiega la sua influenza per farlo nominare professore a Coulommiers nel 1943 (dove rimarrà fino al suo ritiro nel 1961) e fa accettare il romanzo Le village pathétique alla Nouvelle Revue Française. Qui Dhôtel pubblica un romanzo quasi ogni anno. Fonda anche la rivista 84, insieme a Marcel Bisiaux, Jacques Brenner, Alfred Kern, Armen Lubin e Henri Thomas. Il suo romanzo David, del 1947 alle Éditions de Minuit, riceve il Prix Sainte-Beuve.

Nell'estate 1947, Jean Dubuffet ne dipinge il ritratto, che intitola Dhôtel nuancé d'abricot. Riceve il Prix Femina nel 1955 per Le Pays où l'on n'arrive jamais, il Grand Prix de littérature pour les Jeunes nel 1960, il Grand Prix de littérature de l'Académie française nel 1974 e il Grand Prix national des lettres per il romanzo Les Disparus nel 1975. Dopo il ritiro dall'insegnamento, va finalmente a vivere a Parigi.

Muore nel 1991, circa un anno dopo la moglie, ed è sepolto nel cimitero di Provins.”

(In wikipedia.org)

 

Un fatto al giorno

1° settembre 1875: a seguito di un assassinio, viene bandita l'organizzazione di minatori irlandesi detti Molly Maguires, che protestavano contro le dure condizioni di lavoro a cui erano sottoposti negli Stati Uniti

 

I Molly Maguire erano una società segreta irlandese del XIX secolo attiva in Irlanda, Liverpool e parti degli Stati Uniti orientali, meglio conosciuta per il loro attivismo tra i minatori di carbone immigrati irlandesi-americani e irlandesi in Pennsylvania. Dopo una serie di conflitti spesso violenti, venti sospetti membri dei Molly Maguire furono condannati per omicidio e altri crimini e giustiziati per impiccagione nel 1877 e nel 1878. Questa storia rimane parte della tradizione locale della Pennsylvania e dei fatti reali molto dibattuti tra gli storici.

I Molly Maguire hanno avuto origine in Irlanda, dove le società segrete con nomi come Whiteboys e Peep o' Day Boys erano comuni a partire dal XVIII secolo e per gran parte del XIX secolo. In alcune aree i termini Ribbonmen e Molly Maguires sono stati usati entrambi per attivismo simile ma in tempi diversi. La principale distinzione tra i due sembra essere che i Ribbonmen erano considerati "laici, cosmopoliti e protonazionalisti", mentre i Molly Maguire considerati "rurali, locali e gaelici".

La ribellione agraria in Irlanda può essere fatta risalire a preoccupazioni e rimostranze locali relative all'utilizzo della terra, in particolare quando le pratiche socioeconomiche tradizionali come la coltivazione di patate su piccola scala sono state soppiantate dalla recinzione e dal pascolo della terra (nota come recinzione). La resistenza agraria spesso assumeva la forma della distruzione delle recinzioni, dell'aratura notturna dei terreni coltivati che erano stati convertiti in pascolo e dell'uccisione, mutilazione o cacciata del bestiame. Nelle aree in cui la terra era stata a lungo dedicata a locazioni di terreni agricoli su piccola scala e per la stagione vegetativa, chiamate conacre, l'opposizione era concepita come "giustizia retributiva" che aveva lo scopo "di correggere le trasgressioni contro i codici morali e sociali tradizionali".

Le vittime della violenza agraria erano spesso agenti terrieri, intermediari e inquilini irlandesi. Commercianti e mugnai venivano spesso minacciati o attaccati se i loro prezzi erano alti. Gli agenti dei proprietari furono minacciati, picchiati e assassinati. Anche i nuovi inquilini sui terreni assicurati dagli sfratti sono diventati obiettivi. È stato riferito che i leader locali si vestivano a volte da donne, cioè da madri che chiedevano cibo per i loro figli. Il leader potrebbe avvicinarsi a un negoziante e chiedere una donazione di farina o generi alimentari. Se il negoziante non forniva, i Mollies sarebbero entrati nel negozio e avrebbero preso ciò che volevano, avvertendo il proprietario delle terribili conseguenze se l'incidente fosse stato segnalato.

Mentre i Whiteboys erano noti per indossare abiti di lino bianco sui loro vestiti, i Mollies annerirono i loro volti con sughero bruciato. Ci sono somiglianze - in particolare nell'annerimento del viso e nell'indossare abiti femminili - con la pratica della mummia, in cui i giorni festivi venivano celebrati da mummie che viaggiavano di porta in porta chiedendo cibo, denaro o bevande come pagamento per l'esecuzione. Anche i Threshers, i Peep o' Day Boys, i Lady Rocks (derivati da Captain Rock e dal movimento Rockite) e le Lady Clare si travestivano da donne. Immagini simili sono state utilizzate durante i disordini di Rebecca in Galles.

I giornali britannici e irlandesi hanno parlato dei Mollies in Irlanda nel diciannovesimo secolo. Thomas Campbell Foster su The Times del 25 agosto 1845 fece risalire l'inizio del "Molly Maguireism" a Lord Lorton che espelleva gli inquilini a Ballinamuck, nella contea di Longford, nel 1835. Un "Discorso di 'Molly Maguire' ai suoi figli" contenente dodici regole è stato pubblicato nel Freeman's Journal il 7 luglio 1845. La persona che ha fatto l'indirizzo ha affermato di essere "Molly Maguire" di "Maguire's Grove, Parish of Cloone", nella contea di Leitrim. Le regole consigliavano Mollies su come dovrebbero comportarsi nelle controversie sulla terra ed erano un tentativo di dirigere le attività del movimento:

Attenersi rigorosamente alla questione della terra, non concedendo a nessun padrone di casa più del giusto valore per il suo mandato.

No Affitto da pagare fino al raccolto.

Neppure allora senza un abbattimento, dove il terreno è troppo alto.

Nessun indebolimento degli inquilini, né onorari dell'ufficiale giudiziario da pagare.

Nessuna uscita di inquilini, a meno che due anni di affitto scaduti prima dell'espulsione.

Aiuta al massimo delle tue forze il buon padrone di casa, nell'ottenere i suoi affitti.

Amate e rispettate il buon padrone di casa e il buon agente.

Evita di viaggiare di notte.

Non prendere armi né di giorno né di notte da nessun uomo, poiché da tali atti scaturisce una quantità di disgrazie, avendo, confido che tu abbia, più armi di quante ne avrai mai bisogno.

Evita di entrare in contatto con i militari o la polizia; stanno solo facendo ciò che non possono aiutare.

Per amor mio, quindi, nessuna distinzione a nessun uomo, a causa della sua religione; solo ai suoi atti devi guardare.

Lascia che il passato sia passato, a meno che non si tratti di un caso molto eclatante; ma guarda il tempo che verrà.”

(L’articolo completo molto lungo e dettagliato è in wikipedia.org)

 

Una frase al giorno

“Quanto poi all'arte di conoscere gli uomini, che tanto importante sarà per voi, [...] vi dico, figlio mio, che si può imparare, ma insegnare non si può”

(Luigi XIV da Mémoires historiques et instructions pour le Dauphin son fils)

 

Luigi XIV di Borbone, detto il Re Sole (Le Roi Soleil) o Luigi il Grande (Saint-Germain-en-Laye, 5 settembre 1638 - Versailles, 1 settembre 1715), è stato un membro della casata dei Borbone nonché il sessantaquattresimo re di Francia e quarantaquattresimo di Navarra. Regnò per 72 anni e 110 giorni, dal 14 maggio 1643, quando aveva meno di cinque anni, fino alla morte nel 1715.

 

“Luigi XIV re di Francia, detto il Grande o il Re Sole. Tra 17° e 18° sec. la Francia del Re Sole divenne la maggiore potenza europea. Sue grandi ambizioni furono di fare della Francia un paese fortemente unito sotto il controllo della Corona e di ridurre l'Europa sotto la sua egemonia: riuscì parzialmente nel primo scopo e fallì nel secondo.

VITA E ATTIVITÀ

Figlio di Luigi XIII e di Anna d'Austria; re dal 1643, rimase sotto la tutela della madre e del cardinale Mazzarino sino alla morte di quest'ultimo (1661), allorché annunciò alla corte che nulla si sarebbe più fatto senza il suo ordine. La celebre espressione L'état c'est moi indicava i chiari intenti assolutistici del suo programma di governo: tutti i suoi sforzi, all'interno, furono rivolti a compiere il processo di accentramento della vita politica della nazione, che la sconfitta della Fronda aveva reso ineluttabile; scelse i suoi collaboratori tra i borghesi, ridusse l'antica feudalità a "nobiltà di corte", obbligandola a fare da brillante comparsa a Versailles, mentre nelle province, già da essa governate, il potere passò nelle mani dell'intendente regio. Da questo punto di vista il coronamento della politica di L. è costituito dalla creazione di Versailles e dalla estrema cura che regolava la vita di corte. Furono creati istituti per rendere più organico e preciso il funzionamento dell'amministrazione (eliminazione di antiche franchigie e privilegi; esautoramento dei parlamenti; nessuna convocazione degli Stati Generali; istituzione degli intendenti). Intensissima fu, per merito di J.-B. Colbert, l'attività del governo nel campo economico e finanziario: grandi lavori pubblici; vigoroso impulso dato all'agricoltura, ma soprattutto all'industria e al commercio; marina mercantile e conseguente espansione coloniale e commerciale.

Una radicale riforma dell'esercito fu operata da F.-M. Louvois; più tardi, con S. Vauban, l'organizzazione di un sistema di difesa del paese mediante linee fortificate di protezione e places de frontière diede vita a un complesso di opere di vasto valore strategico e politico, destinato a esercitare profondo influsso sulla situazione della Francia, anche nell'avvenire. Di fronte alla Chiesa cattolica, L. seguì una politica di prestigio, sia nel senso di affermare, di fronte al papato, la parziale autonomia della Chiesa francese (le cosiddette libertà gallicane del 1682), sia nel senso di volere l'assoluta dipendenza del clero dal re; vigorosi furono i suoi contrasti politico-giurisdizionali con Roma (affare Créqui a Roma, e occupazione di Avignone e del contado Venassino, 1662-64; affare del diritto di asilo a Roma e nuova occupazione di Avignone, 1687-88). Ortodosso però all'interno, non tollerò la fronda religiosa e perseguitò i giansenisti prima (1664), i quietisti poi; verso i calvinisti adottò una politica di sempre maggior rigore che culminò, con grave danno della Francia stessa, nella revoca (1685) dell'editto di Nantes.

Copia accademica di un busto fatto nel 1665 da Gian Lorenzo Bernini

La grande opera interna di L. fu completata dal favore accordato alle arti e alle lettere: la corte fu allora, veramente, al centro dell'intensissima vita culturale francese. L. trasportò a Versailles la collezione di dipinti (circa 100) raccolta dai predecessori a Fontainebleau e l'arricchì grandemente: il "Cabinet du roi" ammontò a 1500 opere; incremento simile ebbero le raccolte di pietre incise, di medaglie, di libri, di disegni e d'incisioni; L. assicurò così alla Francia il possesso di inestimabili tesori d'arte.

La figura di L. è circondata, però, da fama europea soprattutto per la sua politica estera, e il suo regno fu il periodo di massima potenza francese in Europa, tale da legittimare il volterriano appellativo di "secolo di Luigi XIV" dato al sec. 17°. Iniziata efficacemente con la guerra di devoluzione (1667-68), la lotta per il predominio europeo continuò con la guerra contro i Paesi Bassi (1672-78) e vide, negli anni successivi alla pace di Nimega, il culmine della potenza del re, che poté, mediante le camere di riunione, procedere alla presa di possesso delle città alsaziane, in particolare Strasburgo (1681), e, mediante un accordo col duca di Mantova, occupare anche Casale. Da una parte, dunque, L. risolveva il problema delle frontiere sul Reno, dall'altra metteva più saldo piede in Italia. Ma la potenza francese, esercitata spesso con durezza di forme (bombardamento di Genova, 1684; pressione continua sul ducato di Savoia e sul Brandeburgo), accentuò la reazione delle potenze europee sotto la direzione di Guglielmo d'Orange (dal 1688 re d'Inghilterra): se la guerra della Grande Alleanza (1688-97) ebbe fine nella pace di compromesso di Rijswijk, la lunga guerra di successione di Spagna (durata dal 1701 al 1713-14, pace di Utrecht e di Rastatt), si concluse con la perdita dell'egemonia politica, che dalla Francia passò all'Inghilterra.

L'azione di L., dunque, se per certi riguardi è in linea con le tendenze dell'epoca, che portavano all'accentramento statale e all'erosione del potere nobiliare, proprio in politica estera sembra legata ai vecchi schemi delle guerre per l'egemonia in Europa; sostanzialmente indifferente egli rimase, infatti, di fronte alle nuove prospettive di espansione coloniale e commerciale, allora felicemente adottate dall'Inghilterra. Anche all'interno gli ultimi quindici anni di regno segnarono una grave crisi del "sistema"; malcontento in Francia per l'assolutismo, le continue guerre, la pressione fiscale; formazione di un nucleo d'opposizione ai metodi del re (Fénelon, Saint-Simon, Boulainvilliers). L'atmosfera di crisi avvolse la stessa vita privata del re. Questi, dopo l'amore giovanile per Maria Mancini, aveva sposato (1659) l'infanta spagnola Maria Teresa d'Asburgo, avendo come favorite prima la duchessa di La Vallière, poi la marchesa di Montespan, dalla quale ebbe parecchi figli, e infine Madame de Maintenon, che, dopo la morte della regina (1683), sposò segretamente; sotto l'influsso di quest'ultima la vecchiaia di L. fu ossessionata da continui scrupoli religiosi, sui quali esercitarono il loro peso anche i lutti familiari (1711, morte del delfino; 1712, del figlio ed erede di quest'ultimo, il duca di Borgogna).

Stile Luigi XIV: stile del mobile francese nella seconda metà del Seicento che risente molto del gusto barocco romano. Ha carattere severo, forme massicce, linee diritte; usa generalmente legni pesanti come la quercia, il noce, ecc., decorati con incrostazioni di tartaruga o di bronzo. Come rivestimento impiega di preferenza il velluto e la tappezzeria pesante dai colori decisi e scuri. J. Le Pautre è il più importante disegnatore di ornati per i mobili eseguiti nel laboratorio di A.-C. Boulle.”

(In www.treccani.it)

 1° settembre 1715: Luigi XIV, re di Francia, muore dopo aver regnato per 72 anni; il regno più lungo di qualunque altro monarca europeo.

 

Un brano musicale al giorno

Engelbert Humperdinck, Hänsel und Gretel (Overture)

 

 

Engelbert Humperdinck (Siegburg, 1 settembre 1854 - Neustrelitz, 27 settembre 1921) compositore tedesco, esponente del tardo-romanticismo. Humperdinck nacque a Siegburg nel 1854, sua madre era figlia di un direttore di coro mentre suo padre era un insegnante di ginnasio. Dopo la maturità ottenuta a Paderborn studiò dal 1872 musica alla Hochschule für Musik di Colonia. Per un breve periodo lavorò come Maestro di Cappella al Teatro di Colonia.

Dopo un litigio con la direzione del teatro andò a Monaco di Baviera, dove continuò gli studi musicali dal 1876. Come studente Humperdinck ebbe molto successo. Nel 1876 vinse il "Premio Mozart" della città di Francoforte sul Meno, nel 1879 gli venne attribuito l'appena costituito "Premio Mendelssohn" della Fondazione Mendelssohn a Berlino e nel 1881, sempre a Berlino, anche il "Premio Meyerbeer". Dal 1880 fino al 1882 fu collaboratore di Richard Wagner a Bayreuth. Dopo la morte di Wagner rimase fino al 1894 attivo come assistente musicale ai Bayreuther Festspiele. Diede lezioni di composizione anche al figlio di Wagner, Siegfried. Nel 1884 Franz Wüllner gli offrì nuovamente un posto di professore al conservatorio di Colonia.

Humperdinck accettò l'incarico e fece eseguire per l'occasione nello storico salone delle feste del Gürzenich una sua composizione vocale, la ballata su testo di Heine Die Wallfahrt nach Kevlaar. Alla fine del 1885 divenne insegnante di composizione al conservatorio di Barcellona e dal 1888 lavorò come redattore per la casa editrice B. Schott's Söhne di Magonza. Nel 1890 cominciò ad insegnare al Hoch’sche Konservatorium di Francoforte sul Meno (fino al 1897) e fu critico musicale e responsabile per l'opera del giornale "Frankfurter Zeitung". Nel 1897 si trasferì a Boppard e nel 1901 a Berlino, dove tenne la classe di perfezionamento in composizione dal 1900 al 1920 alla Akademie der Künste rimanendo contemporaneamente professore al berlinese Stern’sches Konservatorium, dove ebbe come allievo Alfred Brüggemann. Fu autore di alcuni arrangiamenti di canzoni popolari per il cosiddetto Kaiserliederbuch (libro di canti dell'imperatore), poi pubblicati nel 1906 nel Libro di canti popolari per coro maschile (Volksliederbuch für Männerchor). Nel 1909 fu l'editore di Sang und Klang fürs Kinderherz, eine Sammlung der schönsten Kinderlieder (Suoni e canti per il cuore dei bimbi, una raccolta dei più bei canti per bambini), illustrata da Paul Hey. Humperdinck si recò nel settembre del 1921 a Neustrelitz per vedere le prove e la prima del Freischütz nel locale teatro, spettacolo messo in scena da suo figlio Wolfram. Qui morì improvvisamente per le conseguenze di un colpo apoplettico.

La tomba di Engelbert Humperdinck si trova nel Cimitero Ovest di Stahnsdorf, vicino a Berlino.

La sua opera Hänsel und Gretel, eseguita per la prima volta il 23 dicembre 1893 a Weimar, divenne un successo mondiale e gli garantì fama ed indipendenza economica. La prima rappresentazione assoluta avvenne sotto la guida di Richard Strauss. Alcune delle melodie contenute nell'opera, come per esempio "Brüderchen, komm tanz mit mir", divennero dei veri successi popolari; in altri casi ("Ein Männlein steht im Walde", "Suse liebe Suse, was raschelt im Stroh"), Humperdinck trasformò in pregevoli risultati artistici elementi melodici già conosciuti a livello popolare. Anche nel resto della sua produzione artistica si possono trovare melodie che si ispirano al Volkslied (canto popolare).

Humperdinck scrisse sei opere, ma il suo lavoro comprende anche altre 170 composizioni, documentate dal catalogo ufficiale curato dalla nipote del compositore, Dottoressa Eva Humperdinck: Engelbert-Humperdinck-Werkverzeichnis (EHWV).”

(In wikipedia.org)

 

 

  • Hänsel: Elisabeth Schwarzkopf
  • Gretel: Elisabeth Grümmer
  • Strega: Else Schürhoff
  • Madre: Maria Von Ilosvay
  • Padre: Josef Metternich
  • Omino del sonno: Anny Felbermayer
  • Fata della rugiada: Anny Felbermayer

Cori della Loughton High School for Girls & Bancroft's School Orchestra Filarmonica
Direttore: Herbert Von Karajan
Registrato nel 1953 a Londra

1 settembre 1854 nasce Engelbert Humperdinck, compositore tedesco (morto nel 1921)

 


Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

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Ugo Brusaporco

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