Ti canterei
La notte
Riempiendola
Di stelle

Il chiodo aveva ceduto. Con un tonfo, erano caduti tutti i calendari appesi al muro, trascinandosi dietro altre cose affisse: ricette, cartoline, fotografie, appunti. Sì, perché lui i calendari non li buttava mai via. Preferiva conservarli, anno per anno: sullo stesso chiodo.

Tra i personaggi che popolavano il mondo della ferrovia, il casellante era certamente uno dei più noti, sul quale gravavano grandi responsabilità: era un mestiere dalle attività relativamente semplici da cui però potevano derivare gravi conseguenze anche a causa di piccoli errori.

Marco amava guidare di notte. La musica della radio pareva accompagnarlo, quando gli orizzonti cambiavano, mostrando un contorno che di giorno sarebbe stato invisibile. Ecco, sì; del buio apprezzava la diversità, il fatto di poter esplorare luoghi difficili a ritrovarsi, tra luci e ombre scure, quando le linee bianche e gialle finivano per congiungersi nel nulla: laggiù, dove doveva andare.

- Fra'
- Oi, dimmi
- Sono diversa
- In che senso?

Ho detto ti amo all'albero, al sentiero e al sasso, all'erba che cresce e a quella che secca, al sole, al monte, alla spiga e ai panni stesi, all'assenza, alle stelle e alle scarpe.

Roma è come ‘na bella donna
che de giorno dispettosa e prepotente
je devi sta appresso
co’ l’anima in pena tribolante

Oggi sono triste
I fiori soccombono all’aurora
Ma il mare è sorto
Ed il sole brilla
Allora tra rosa e sentimenti
L’amore va come un veliero

Tirava un forte vento. Il buio era calato improvvisamente: la pioggia pareva vicina. Luciano guardava fuori, con la porta chiusa. Delle foglie volavano alte, in giro non c’era nessuno. Tornò verso il bancone, pensoso. Prima di un temporale provava sempre un leggero senso d’angoscia, come se qualcosa dovesse modificarsi d’un tratto. Ed eccola, la pioggia; impetuosa e improvvisa.

Di oggi mi resta il chiamarsi delle rondini, che da quattro giorni, mezz'ora prima del tramonto si incontrano per contarsi, raccontarsi e decidere il giorno, oggi come ogni anno. Non ho capito però cosa non andasse e su cosa non fossero d'accordo: qualcuna gridava più forte di sempre, con urgenza volavano cerchi intorno al campo.

- Scusa per la felicità?
- Tutto dritto, allo stop prosegui ancora, poi sulla sinistra trovi il consorzio
- No, per la felicità
- Sì, al consorzio

Mi devo prendere un giorno di ferie per dire ai pomodori che sono belli e buoni di dentro, buoni nel succo da inzupparci il pane, ma non una fetta e neanche due, un pane intero, che sono così buoni da lasciarti un sapore che non si dimentica, passassero anche tutte le stagioni, lui d'improvviso lo risenti in bocca anche quando non c'è;

Il tempo prima dell'alba, del mettersi in piedi e camminare, esaminare, sentire cosa è rimasto e cosa hai perso... come la mescolanza dei semi e la semina a spaglio: resta il più resistente, il più adatto, o forse resta quello che deve restare. Speri restino sempre e solo le parti migliori, di te, ogni giorno provare a migliorare.

A lui piaceva il vento nei capelli e per questo amava guidare la sua Vespa. Bastava un colpo di pedale e il ritmo sincopato del motore avrebbe anticipato un tempo libero e spensierato, da osservare attraverso gli occhiali da sole, rigorosamente “a specchio” allora.

Non si è forti se si riescono ad alzare chissà quanti e quali pesi, ma forse si diventa forti, forti davvero quando si riescono a portare i propri senza scomporsi il cuore, senza l'anima sparpagliata in mille posti, in mille pezzi, quando la si tiene insieme in un abbraccio stretto fino a quando non passa, quando non gli si concede di tergiversare, di scappare e di cambiare discorso.

Si era alzato presto, che era ancora notte: a lui piaceva così. Come tutte le volte, la preparazione assunse i caratteri di un rito: la borsa fotografica (già allestita la sera precedente), un po’ di cibo, dell’acqua.

Una domenica di luglio, una di quelle giornate calde, il cielo un pezzo di turchese, nell’aria che scotta il respiro e il profumo del mare a pochi chilometri. È in queste giornate che la voglia di starmene sdraiato pigramente al sole, dopo un tuffo rinfrescante, più mi fa pentire di avere scelto questo mestiere.

Intorno al 1630 per tutta la Val di Scalve infuriava la peste. Questo terribile morbo, unito alla grande carestia del tempo, stava decimando la popolazione della vallata. I numerosi malati, girovagando senza meta fra i vari paesi, rischiavano di contagiare anche le poche persone rimaste indenni dal morbo.

Torna in evidenza un articolo pubblicato nel 2013:  Non ho la presunzione di convincervi ad abbracciare la mia tesi ma alla fine del mio discorso probabilmente tanti di voi cambieranno idea sull’uso della BICICLETTA. Io parlo in questo modo perché ho sposato in pieno questa causa e pensare che nemmeno lontanamente mi sfiorava l’idea di cavalcare una bici.

Oggi ho avuto tempo solo di raccogliere, consegnare, poi tornare e ricominciare.
Ho avuto tempo di trapiantare pomodori, peperoni, melanzane e che la stagione sia dalla mia, di aggiungere un po' di concime, seminare, riordinare piante, rispondere al telefono, arrabbiarmi e lasciare andare, non importa.

- E così posso uscire?
- Sì, un pochino
- Quanto è un - pochino - ?
- È quel tanto che ti serve, giorno dopo giorno per tornare grande

## Breve storia del telefono - Sul finire degli anni Settanta i telefoni erano tutti grigi, quasi volessero ricordarti che una telefonata è una cosa seria. Chi aveva telefoni di altri colori era stravagante, probabilmente anche ricco, come già succedeva nei decenni precedenti quando i telefoni bianchi erano prerogativa delle fasce sociali più agiate.

Primavera 2022 - Lei correva a perdifiato, in piazza a Porretta. Doveva raggiungere Via Mazzini e percorrerla fino alla stazione dei Carabinieri. E il suo tempo stava per scadere. In giro c’era troppa gente: pioveva e l’acqua pareva una benedizione, più di una giornata di sole.

Altrove: suggestioni e possibili scenari di un avverbio di luogo. Il dizionario della lingua italiana comprende circa 160mila vocaboli, duemila dei quali soltanto costituiscono la base linguistica di fatto più utilizzata. Di regola, ci serviamo delle parole più comuni, buone per tutti i giorni e facili da usare; ma a nostra disposizione ci sono anche quelle che nella personale sensibilità di ognuno risultano di rango superiore.

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