Mi ero perso, e non poteva essere altrimenti. Tutto sembrava diverso, adesso; anche il buio della notte. Quando si vola, lassù c’è sempre un po’ di luce; e poi la contraerea illumina la visuale a lampi, come in un temporale. Bombardavamo Bologna, ci avevano colpito. L’aereo, dopo un sussulto, si era riempito di fiamme. Il copilota versava accasciato sui comandi, e perdevamo quota. L’abitacolo sprigionava calore. Chiamavo invano i miei compagni, urlavo; alla fine decisi di buttarmi. Da quel momento è cambiata la mia vita.

L’uso di attribuire un nome alle locomotive risale alla nascita delle ferrovie. Nei primi tempi, le locomotive a vapore venivano “battezzate” singolarmente e, come le navi, ognuna aveva un nome proprio: spesso nomi di persone, di luoghi o mitologici. Successivamente, anche ad alcuni gruppi di locomotive fu assegnata, oltre ovviamente alla numerazione sociale, una denominazione collettiva, ma per lo più in maniera ufficiosa.

Er canarino nun canta più, nonno 'o guarda sartellà da 'na stecca all'artra e cerca 'na spiegazione: «A Gasto', se pò sapè che ciai? Nun te sarai mica ammalato?»
«Sarà triste pure lui pe' 'sta quarantena» dice nonna senza mai distoje 'o sguardo dall'uncinetto.
«Ma Gastone è abituato, vero Gastò? Anzi, dovemo 'mparà da lui. Perché nun sei più felice, Gastone?»

Non ci facciamo mancare nulla: dopo crisi economiche, politiche, ponti che cadono, treni che deragliano, ecco la pandemia. Negozi chiusi, strade deserte, mascherine: oggi in molti sono soli in casa, spaesati, perplessi, impauriti; tutti si domandano come andrà a finire e, soprattutto, quando.

Il presidente dell’Associazione DLF Taranto, Antimo Strusi, ci invia le poesie per bambini scritte dal Socio Luigi Del Giudice, molto noto a Taranto come accordatore di pianoforti. Un altro piccolo contributo per riempire di cose belle il tempo da passare in casa con i nostri bimbi!

Prendi me, portami via, aiutami, prima me, non mi lasciare qui!” Ci supplicavano. Erano un centinaio, fra deceduti e feriti gravi, insanguinati e alcuni con le carni a brandelli. Ci guardavano con il terrore e la paura negli occhi che tenevano fissi nei nostri. Ci chiedevano di essere portati via da quell'inferno.

"Lettera dal pianeta Terra" di Luca Mercalli è il messaggio di fine anno della redazione di www.dlf.it.  "Cari umani, non l’ho mai fatto prima, ma quest’anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo.

Livorno, 1944 - Ricordi babbo? Arrivavano dallo "stradone" di Empoli. Cantavano a squarciagola le loro canzoni. Chiassosi e tetri, così vestiti con il completo nero, sporgenti dalle sponde dei camion che li trasportavano e tu babbo, preoccupato, mi caricavi sulle tue spalle a cavalcioni e rientravamo velocemente in casa. Era uno degli "obblighi" a cui eravamo sottoposti dal regime.

Un cacciatore di camosci stava seguendo orme che assicuravano la presenza di un branco. Era già da parecchi giorni che rincorreva gli imprendibili animali, attratto dal desiderio della preda.

Pasqua
Oggi non è solo un'isola
Detta Rapa Nui
Anche se resta un'isola.

Giovedì Santo
Come santificare un giorno?
Cosa c'è più laico di un giorno
Di ventiquattro ore

Che giorno è oggi?
Un giorno diverso
Dagli altri?
Già stanotte
Ho visto ragazzi
Con la mimosa
In mano
E anche due uomini,
Rientravano a casa
Con questo regalo

Rise una bambina aprendo gli occhi una mattina. Un passerotto severo la stette a guardare, pensando tra sé qual sogno la bimba avesse lasciato. Un ragnetto appeso alla trave sul letto guardando giù disse no al calarsi improvviso su quelle piccole labbra di rosa aperte. Era uno scherzo indegno e di certo mamma ragno lo avrebbe sculacciato se lo avesse tentato.

La piazza illuminata era tutta per loro: non c’era nessuno. Correvano da una parte all’altra, mano nella mano: felici, consapevoli del loro momento. Avevano deciso di lasciare la festa senza neanche parlare, solo con lo sguardo; perché si piacevano, tanto, riconoscendo per la prima volta istinti e sentimenti.

Ricordi dell’immediato dopoguerra (conflitto mondiale 1940-1945) - Dopo il tragico periodo che ha ucciso padri, figli, fratelli e mariti, poche sono state le famiglie fortunate che hanno potuto riabbracciare i propri cari e ricomporre il proprio nucleo. Furono tempi duri per tutti.

Un insetto gira intorno a un lampione. Ogni tanto lo si sente picchiettare, quasi non riesca a vedere la luce. La finestra spalancata ci aiuta a capire, e respiriamo intensamente l’odore dei tigli: di sera, più dolciastro e inebriante. L’estate è arrivata così, senza bussare. Era il caldo che avevamo addosso a dircelo, forse anche le lucciole del giardino: un girovagare attento e imprevedibile; ora qui, più tardi là.

Il quotidiano online di BolzanoAlto Adigedel 25 aprile 2018, alle pagine 20 e 21, ricorda la storia vissuta durante la seconda guerra mondiale da Bruno Zito e Antonio Brigo, pensionati delle Ferrovie dello Stato che, prima come dipendenti FS, poi come pensionati, sono da tempo immemorabile iscritti al Dopolavoro Ferroviario di Bolzano ed anche nel DLF sono stati parte del gruppo dirigente a livello provinciale ed hanno profuso molte energie nelle varie attività della nostra associazione.

Nella vita, ormai, siamo abituati a indirizzare la nostra attenzione solo al contingente. Così, quando giunge una festività, la celebriamo in maniera consueta, magari col regalo di rito o gli auguri appuntati sul telefonino. I social, poi, agevolano la cosa: ci ricordano tutto, quasi fossimo degli “smemorelli”, ma forse è così.

“La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vanagloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è sicura, né conveniente, né popolare, ma bisogna prenderla, perché è giusta”. (Da “Costume e società”, di Martin Luther King)

Trascorro la vita in treno, ho questa impressione. Per lavoro o per diletto e soprattutto per raggiungere il mio amore lontano viaggio spesso in treno. Diciamo che il treno è una delle “mie case”, considerando in senso lato come casa anche l’ufficio, in base alla quantità di tempo che ci passo…

Sul mio smartphone, come per la maggior parte di noi, c’è un’icona blu con la “F” di Facebook: è un social, come si usa dire. E spesso arrivano direttamente sullo schermo le notifiche con le richieste di amicizia e di iscrizione ai gruppi.
Qualche tempo fa ricevo una richiesta, quella di far parte di un gruppo ma, prima di accettare, decido di pensarci su qualche giorno perché si tratta di un gruppo importante, che conosco da tempo.

Quante volte abbiamo parlato con le donne? No, non quelle volte, ma nella vita in genere? Spesso, potremmo rispondere; sempre imparando qualcosa. Con loro abbiamo affrontato i temi più disparati: la famiglia, i genitori, l’infanzia, l’amore, la solitudine, la paura, il corpo, il sesso, i figli. Dal 14 febbraio all'8 marzo UN RITRATTO IN REGALO a tutte le donne che vorranno raccontare se stesse.

“Buonasera” disse l'anno vecchio all'anno nuovo, che correndo stava arrivando. “Buonanotte” disse l'anno nuovo e allungò la mano verso quella tremante di quel vecchio i cui occhi erano pieni di memorie che a fatica poteva dire. L'anno nuovo restò a guardarli, erano... Non poteva distinguere il colore, eppure c'era un colore...

Come cambia la vita disse un bel pioppo, guardando un alto cipresso appena tagliato per paura che cadesse. Vicino c'era una scuola, ma non era per questo che avevano paura che cadesse, era per le auto, parcheggiate in sosta vietata sulla strada. Avevano cominciato la mattina presto a tagliarlo, anzi lo avevano affettato dalla cima. Come si fa a Natale con un pandoro o un panettone.

Hobby Scrittura

Chi non ha in mente, o già pronto in un file del pc, un testo che vorrebbe far conoscere? Se tra i tuoi hobby c'è quello della scrittura, il DLF ti dà la possibilità di veder pubblicato su questo sito il racconto di una tua esperienza di vita o una storia di fantasia. Vuoi provarci? Se la proposta ti piace, invia la tua opera a info@dlf.it

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