Il tempo prima dell'alba, del mettersi in piedi e camminare, esaminare, sentire cosa è rimasto e cosa hai perso... come la mescolanza dei semi e la semina a spaglio: resta il più resistente, il più adatto, o forse resta quello che deve restare. Speri restino sempre e solo le parti migliori, di te, ogni giorno provare a migliorare.

A lui piaceva il vento nei capelli e per questo amava guidare la sua Vespa. Bastava un colpo di pedale e il ritmo sincopato del motore avrebbe anticipato un tempo libero e spensierato, da osservare attraverso gli occhiali da sole, rigorosamente “a specchio” allora.

Non si è forti se si riescono ad alzare chissà quanti e quali pesi, ma forse si diventa forti, forti davvero quando si riescono a portare i propri senza scomporsi il cuore, senza l'anima sparpagliata in mille posti, in mille pezzi, quando la si tiene insieme in un abbraccio stretto fino a quando non passa, quando non gli si concede di tergiversare, di scappare e di cambiare discorso.

Si era alzato presto, che era ancora notte: a lui piaceva così. Come tutte le volte, la preparazione assunse i caratteri di un rito: la borsa fotografica (già allestita la sera precedente), un po’ di cibo, dell’acqua.

Una domenica di luglio, una di quelle giornate calde, il cielo un pezzo di turchese, nell’aria che scotta il respiro e il profumo del mare a pochi chilometri. È in queste giornate che la voglia di starmene sdraiato pigramente al sole, dopo un tuffo rinfrescante, più mi fa pentire di avere scelto questo mestiere.

Intorno al 1630 per tutta la Val di Scalve infuriava la peste. Questo terribile morbo, unito alla grande carestia del tempo, stava decimando la popolazione della vallata. I numerosi malati, girovagando senza meta fra i vari paesi, rischiavano di contagiare anche le poche persone rimaste indenni dal morbo.

Torna in evidenza un articolo pubblicato nel 2013:  Non ho la presunzione di convincervi ad abbracciare la mia tesi ma alla fine del mio discorso probabilmente tanti di voi cambieranno idea sull’uso della BICICLETTA. Io parlo in questo modo perché ho sposato in pieno questa causa e pensare che nemmeno lontanamente mi sfiorava l’idea di cavalcare una bici.

Oggi ho avuto tempo solo di raccogliere, consegnare, poi tornare e ricominciare.
Ho avuto tempo di trapiantare pomodori, peperoni, melanzane e che la stagione sia dalla mia, di aggiungere un po' di concime, seminare, riordinare piante, rispondere al telefono, arrabbiarmi e lasciare andare, non importa.

- E così posso uscire?
- Sì, un pochino
- Quanto è un - pochino - ?
- È quel tanto che ti serve, giorno dopo giorno per tornare grande

## Breve storia del telefono - Sul finire degli anni Settanta i telefoni erano tutti grigi, quasi volessero ricordarti che una telefonata è una cosa seria. Chi aveva telefoni di altri colori era stravagante, probabilmente anche ricco, come già succedeva nei decenni precedenti quando i telefoni bianchi erano prerogativa delle fasce sociali più agiate.

Primavera 2022 - Lei correva a perdifiato, in piazza a Porretta. Doveva raggiungere Via Mazzini e percorrerla fino alla stazione dei Carabinieri. E il suo tempo stava per scadere. In giro c’era troppa gente: pioveva e l’acqua pareva una benedizione, più di una giornata di sole.

Altrove: suggestioni e possibili scenari di un avverbio di luogo. Il dizionario della lingua italiana comprende circa 160mila vocaboli, duemila dei quali soltanto costituiscono la base linguistica di fatto più utilizzata. Di regola, ci serviamo delle parole più comuni, buone per tutti i giorni e facili da usare; ma a nostra disposizione ci sono anche quelle che nella personale sensibilità di ognuno risultano di rango superiore.

Mi ero perso, e non poteva essere altrimenti. Tutto sembrava diverso, adesso; anche il buio della notte. Quando si vola, lassù c’è sempre un po’ di luce; e poi la contraerea illumina la visuale a lampi, come in un temporale. Bombardavamo Bologna, ci avevano colpito. L’aereo, dopo un sussulto, si era riempito di fiamme. Il copilota versava accasciato sui comandi, e perdevamo quota. L’abitacolo sprigionava calore. Chiamavo invano i miei compagni, urlavo; alla fine decisi di buttarmi. Da quel momento è cambiata la mia vita.

L’uso di attribuire un nome alle locomotive risale alla nascita delle ferrovie. Nei primi tempi, le locomotive a vapore venivano “battezzate” singolarmente e, come le navi, ognuna aveva un nome proprio: spesso nomi di persone, di luoghi o mitologici. Successivamente, anche ad alcuni gruppi di locomotive fu assegnata, oltre ovviamente alla numerazione sociale, una denominazione collettiva, ma per lo più in maniera ufficiosa.

Er canarino nun canta più, nonno 'o guarda sartellà da 'na stecca all'artra e cerca 'na spiegazione: «A Gasto', se pò sapè che ciai? Nun te sarai mica ammalato?»
«Sarà triste pure lui pe' 'sta quarantena» dice nonna senza mai distoje 'o sguardo dall'uncinetto.
«Ma Gastone è abituato, vero Gastò? Anzi, dovemo 'mparà da lui. Perché nun sei più felice, Gastone?»

Non ci facciamo mancare nulla: dopo crisi economiche, politiche, ponti che cadono, treni che deragliano, ecco la pandemia. Negozi chiusi, strade deserte, mascherine: oggi in molti sono soli in casa, spaesati, perplessi, impauriti; tutti si domandano come andrà a finire e, soprattutto, quando.

Il presidente dell’Associazione DLF Taranto, Antimo Strusi, ci invia le poesie per bambini scritte dal Socio Luigi Del Giudice, molto noto a Taranto come accordatore di pianoforti. Un altro piccolo contributo per riempire di cose belle il tempo da passare in casa con i nostri bimbi!

Prendi me, portami via, aiutami, prima me, non mi lasciare qui!” Ci supplicavano. Erano un centinaio, fra deceduti e feriti gravi, insanguinati e alcuni con le carni a brandelli. Ci guardavano con il terrore e la paura negli occhi che tenevano fissi nei nostri. Ci chiedevano di essere portati via da quell'inferno.

"Lettera dal pianeta Terra" di Luca Mercalli è il messaggio di fine anno della redazione di www.dlf.it.  "Cari umani, non l’ho mai fatto prima, ma quest’anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo.

Livorno, 1944 - Ricordi babbo? Arrivavano dallo "stradone" di Empoli. Cantavano a squarciagola le loro canzoni. Chiassosi e tetri, così vestiti con il completo nero, sporgenti dalle sponde dei camion che li trasportavano e tu babbo, preoccupato, mi caricavi sulle tue spalle a cavalcioni e rientravamo velocemente in casa. Era uno degli "obblighi" a cui eravamo sottoposti dal regime.

Un cacciatore di camosci stava seguendo orme che assicuravano la presenza di un branco. Era già da parecchi giorni che rincorreva gli imprendibili animali, attratto dal desiderio della preda.

Pasqua
Oggi non è solo un'isola
Detta Rapa Nui
Anche se resta un'isola.

Giovedì Santo
Come santificare un giorno?
Cosa c'è più laico di un giorno
Di ventiquattro ore

Che giorno è oggi?
Un giorno diverso
Dagli altri?
Già stanotte
Ho visto ragazzi
Con la mimosa
In mano
E anche due uomini,
Rientravano a casa
Con questo regalo

Hobby Scrittura

Chi non ha in mente, o già pronto in un file del pc, un testo che vorrebbe far conoscere? Se tra i tuoi hobby c'è quello della scrittura, il DLF ti dà la possibilità di veder pubblicato su questo sito il racconto di una tua esperienza di vita o una storia di fantasia. Vuoi provarci? Se la proposta ti piace, invia la tua opera a info@dlf.it

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