“L’amico del popolo”, 10 aprile 2021

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Anno V. La rubrica ospita il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

SOIS BELLE ET TAIS TOI (Sii bella e stai zitta, Francia, 1976), scritto e diretto da Delphine Seyrig. Fotografia: Carole Roussopoulos. Montaggio: Carole Roussopoulos, Ioana Wieder. Cast: Juliet Berto. Jane Fonda, Maria Schneider, Ellen Burstyn. Barbara Steele. Telias Salvi. Anne Wiazemsky. Viva, Rose di Gregorio, Marie Dubois.

Delphine Seyrig parla con ventiquattro attrici francesi e americane delle loro esperienze professionali di donne, dei loro ruoli e dei loro rapporti con registi, registi e team tecnici. Valutazione collettiva piuttosto negativa nel 1976 su una professione che ammette solo ruoli stereotipati e alienanti.

 

Sois belle et tais-toi: sii bella e stai zitta. Delphine Seyrig, volto indimenticato del cinema francese da L'anno scorso a Marienbad in poi, solo nella scelta del titolo del suo documentario si permette di commentare le 23 interviste ad attrici cinematografiche che davanti alla sua cinepresa analizzano il loro ruolo nel sistema produttivo e culturale. Per il resto Seyrig, dopo un'introduzione di sapore nouvelle vague con una mano a mostrare in sequenza le foto delle protagoniste e una voce fuori campo a declamarne il nome, si limita a porre domande e a lasciar fluire liberamente pensieri, considerazioni ed aneddoti.

C'è, in questa scarnificazione stilistica da camera fissa, un evidente intento programmatico a procedere senza fronzoli confidando nella forza della parola, ma anche un rischio di banalizzazione e incapacità di valorizzare col mezzo cinematografico l'emotività delle storie personali e la forza argomentativa di momenti di brillante acume analitico. A contraltare della piattezza della forma, i quesiti posti dalla Seyrig sono intelligenti, in grado di stimolare riflessioni sentite e - l'espressione è abusata, ma davvero così è - attualissimi.

Per quanto nel 1981 il lascito della seconda ondata femminista fosse già consolidato, è curioso e amaramente divertente vedere affrontati argomenti quali l'assenza dallo schermo di donne che siano amiche fra loro senza rapportarsi unicamente a protagonisti maschili, la difficoltà per attrici di media avvenenza dopo una certa età di vedersi proporre ruoli diversi dall'alcolista o dalla disperata, o l'allora in auge ossessione della New Hollywood per l'amicizia maschile con rappresentazioni così mitiche da far sospettare un inconfessato (auto)innamoramento. Il tutto qualche decennio prima che questi aspetti avessero un nome, e si cominciasse a discettare ampiamente di Test di Bechdel, ageismo, o bromance.

La forza maggiore di Sois belle et tais-toi è però mostrare come per queste 23 professioniste del settore, attrici di varia grandezza e successo ma tutte all'epoca variamente inserite nell'industria cinematografica, la sensazione generale fosse di essere state fissate nel ruolo dell'accessorio, che fosse la bella conquista di -, la moglie o la madre di -, o l'oggetto del desiderio di -. Il cinema è una grande fantasia maschile, sostenevano, e i buoni ruoli femminili sono 2 o 3 l'anno e vanno alle pochissime star; incisivo che a sostenerlo fossero anche attrici di successo all'epoca come Ellen Burstyn o Louise Fletcher, che avevano vinto l'Oscar proprio in quegli anni, e sorprendente sentirlo confessare da delle A-list di Hollywood come Shirley McLaine e Jane Fonda. Quest'ultima, con l'abituale coraggio che l'ha fatta diventare l'impensata sintesi fra divismo da star system e militanza politica disobbediente, confessa di aver indossato per anni sotto i vestiti delle protesi per ingrandire il seno e ingannare il pubblico, e di aver rischiato di farsi spaccare le mandibole, su suggerimento degli studios, per aderire meglio al perfetto ideale di perfetta fidanzatina d'America.

Difficile trovare scampo per tutte e sarebbe necessario, come sostenuto da più voci, che a scrivere le parti femminili fossero sceneggiatrici donne, e che il mestiere di regista non venisse considerato appannaggio maschile. Qualche decennio dopo, si sarebbe cominciato a parlare di femminile anche in termini di pubblico pagante, di desideri e di marketing. Ma quello è un esperimento sociale non ancora arrivato a compimento, e forse dovremo prenderci qualche altro anno per fare bilanci.”

(Micol Vignoli in www.cinefiliaritrovata.it)

"Negli anni '60 e '70, Delphine Seyrig era davanti alla telecamera per i grandi nomi del cinema internazionale. Con l'avvento della tecnologia video, ha iniziato a realizzare le proprie opere femministe insieme alla collega regista e attivista Carole Roussopoulos. Nel 1975 e nel 1976, la coppia chiese a 24 delle loro colleghe in Francia e negli Stati Uniti - tra cui Juliet Berto, Ellen Burstyn, Jane Fonda, Shirley MacLaine e Maria Schneider - di parlare davanti alla telecamera delle loro esperienze come donne nel mondo del cinema."

(In www.berlinale.de)

“Il suo sguardo è quasi scomparso sotto la sua frangia lunga e spessa. Maria Schneider accende una sigaretta, a testa bassa, come se non volesse essere filmata. Tuttavia, la professione che ha scelto le impone di farlo. È un'attrice, cioè condannata a esistere attraverso la sua immagine. Anche lei è una donna, quindi costretta a scegliere ruoli di “schizofrenica, pazza, lesbica o omicida”. Siamo nel 1977, e di fronte alla telecamera di Delphine Seyrig, la leggendaria interprete di Last Tango in Paris (1972) parla della sua condizione di donna al cinema. La storia la vedrà morire di cancro appena trent'anni dopo (nel 2011), dopo una vita di oscillazioni tra depressione e dipendenza da eroina e una breve carriera soggetta, secondo lei, a “La violenza del mondo del cinema dove gli uomini ancora dettavano tutte le regole” [parole raccolte dalla giornalista di Le Monde, Vanessa Schneider, nel libro Tu t'appelais Maria Schneider (Grasset, 2018)].”

(In www.numero.com)

 

Il film:

10 aprile 1932 nasce Delphine Seyrig, attrice, regista e attivista francese (morta nel 1990)

 

Seyrig, Delphine (propr. Delphine Claire Beltiane) attrice cinematografica francese, nata a Beirut il 10 aprile 1932 e morta a Parigi il 15 ottobre 1990. Dotata di estremo fascino e intelligenza, fu una delle interpreti più colte del cinema europeo degli anni Sessanta e Settanta, capace di esprimere una sensualità forte quanto inavvicinabile, quasi smaterializzata in un'astrazione di grazia onirica. Nel 1963 per Muriel ou le temps d'un retour (Muriel, il tempo di un ritorno) di Alain Resnais, vinse la Coppa Volpi come migliore attrice alla Mostra del cinema di Venezia.

Dopo un importante apprendistato effettuato alla Comédie de Saint-Étienne e all'Actors Studio di New York, la S. esordì nel cinema in Pull my Daisy (1959), singolare film 'beat' di Robert Frank e Alfred Leslie basato su una scena di una commedia di J. Kerouac, nel ruolo autoironico della moglie di Milo, ex drogato alle prese con alcuni eccentrici poeti underground. Quindi, per Resnais, offrì in L'année dernière à Marienbad (1961; L'anno scorso a Marienbad) l'immagine di una donna indifferente e ambigua, vera icona del 'femminile' prospettato dalla raffinata cultura francese degli anni Sessanta, connotata dai principi dell'École du regard e dai presupposti della Nouvelle vague. Per lo stesso regista, nel ruolo di Hélène in Muriel ou le temps d'un retour, mostrò la capacità di concretizzare una profonda inquietudine attraverso un'interpretazione tutta 'in levare'.

I suoi interessi culturali, oltre alla notevole professionalità, spinsero la S. a confrontarsi con altri maestri di quegli anni: da Joseph Losey (Accident, 1967, L'incidente; A doll's house, 1973, Casa di bambola), a François Truffaut (Baisers volés, 1968, Baci rubati), a Luis Buñuel, per il quale recitò in Le charme discret de la bourgeoisie (1972; Il fascino discreto della borghesia), interpretando ancora una volta più una 'maschera' che un personaggio, nell'ambito del più classico, allucinato e vuoto erotismo. La S. offrì quindi una grande prova di attrice intellettuale partecipando ai film scritti e diretti da Marguerite Duras: in La musica (1967) si rivela tassello perfetto di un labirinto psicologico dominato dall'estraneità, mentre in India Song (1975) riprende il timbro più tipico della sua personalità, intrecciando i temi della scomparsa e dell'assenza a un incubo sottile. Per Chantal Akerman recitò dapprima in Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975), vicenda inquietante di una prostituta, e poi nel meno intenso Golden Eighties (1985). La S. fu anche chiamata da Mario Monicelli per Caro Michele (1976), dal romanzo di N. Ginzburg, per il ruolo dell'inetta madre di Michele. Un'interpretazione particolare, anche per eccentricità rispetto alla norma delle scelte artistiche dell'attrice, fu quella nel film d'azione Mister Freedom (1969) di William Klein, e soprattutto quella in Le rouge aux lèvres (1971; La vestale di Satana) di Harry Kümel, nel ruolo di una donna vampiro, irretita in una vicenda di gotico lesbismo.”

(Catherine McGilvray - Enciclopedia del Cinema, 2004, in www.treccani.it)

 

Nel 1963, a Boulogne-sur-Mer, una donna (Delphine Seyrig) ritrova l'uomo (Jean Pierre Kerien) che ha amato nel 1939, mentre il suo figliastro (Jean Baptiste Thierrée) è ossessionato dagli orrori della guerra d'Algeria.

 

Una poesia al giorno

Il giardino, di Bella Achatovna Achmadulina (in www.poesiedautore.it)

Sono uscita in giardino, il rigoglio lussureggiante
però non sta qui ma nella parola “giardino”
che riempie l’orecchio, le narici e lo sguardo
della beltà delle rose cresciute.

La parola è più ampia del luogo:
lì si è comodi e liberi,
lì la terra fertile adotta come figli
gli orfani arbusti che vi crescono.

Virgulto d’ignote innovazioni,
o parola “giardino”, come un giardiniere
fai crescere e moltiplichi i tuoi frutti
con scintillio e stridor di cesoie.

Hanno trovato posto nel tuo libero abbraccio
la casa e il destino della famiglia
che non c’è, e il fiore bianco-smunto
di quella panchina da giardino.

Sei più fertile della terra, nutri
le radici delle chiome altrui, sei
la quercia, la cavità nel tronco, Dubrovskij,
la posta dei cuori e delle parole: amore e sanguel.

Le fronde tue ombrose
sono sempre scure, ma nella calura
perché ha chinato il capo turbato
l’ombrellino di pizzo innamorato?

Non sono forse io, cercatore di un’indolente manina,
ad arrossare il mio ginocchio sul pietrisco?
Misero giardiniere impertinente,
cosa cerco, a chi m’inchino?

Se fossi uscita, dove mai
sarei andata? È maggio, e il fango è secco.
Sono uscita nel vuoto smagrito
per leggervi che la vita è passata.

Passata! Dov’è andata di corsa?
Ha appena sfiorato l’asciutto tormento
delle labbra mute: ha detto che
tutto è per sempre e che io sono per un attimo.

Un attimo in cui non ho visto
né me né il giardino.

“Sono uscita in giardino”, ho scritto.
L’ho scritto? Vuoi dire che c’è
almeno qualcosa? Sì, ed è stupendo:
in giardino senza muovere un passo.

Non sono uscita. Ho solo
scritto: “Sono uscita in giardino”.

 

 

Bella Achatovna Achmadulina (in russo: Белла Ахатовна Ахмадулина?; Mosca, 10 aprile 1937 - Mosca, 29 novembre 2010) poetessa russa.

Nata da padre tataro e da madre italo-russa, con la raccolta di liriche La corda (1962), improntate a un arduo tecnicismo verbale, si pose in prima fila, insieme a Evtušenko (che fu suo primo marito) e Andrej Voznesenskij, nella nuova generazione poetica poststaliniana, cui il recente disgelo aveva consentito una certa libertà di ispirazione e il distacco dalla retorica ufficiale. Nell'ambito di un severo, tradizionale impianto metrico, la Achmadulina ha condotto un'originale ricerca sul linguaggio, attenta alle inflessioni gergali, ma sempre guidata da un'ansia di purezza espressiva e della fede nella funzionalità simbolica della parola. Nelle sue raccolte più recenti (Lezioni di musica, 1969; Poesie, 1975; Il mistero, 1983), così come nelle liriche apparse su giornali e riviste (anche nel circuito clandestino del samizdat), esprime la meditazione sul destino dell'intellettuale nel mondo moderno e il virtuosismo stilistico lascia il posto a una più contenuta maturità d'espressione.

Altre sue opere furono Tormenta (1977), nell'almanacco Metropol (Mosca, 1979), il racconto Molti cani e un cane. Le poesie di Bella Achmadulina sono state pubblicate in Italia nelle raccolte Poesie scelte (a cura di Donata De Bartolomeo, pubblicato dalla Fondazione Marino Piazzolla, 1993) e in Poesia (Spirali, 1998).”

(In wikipedia.org)

“ACHMADULINA, Bella (Izabella) Achatovna. - Poetessa russo-sovietica, di lontana ascendenza italiana (nata a Mosca il 10 aprile 1937); terminati gli studi presso l'istituto Gor′kij nel 1960, divenne ben presto una delle voci più interessanti e caratterizzate della nuova generazione poetica (aveva esordito già nel 1955). La sua prima raccolta di versi, Struna ("La corda", 1962), è già pervasa da un timbro di voce ben maturo, che accomuna in equilibrio precario ma affascinante la sfumatura dei contorni, la problematicità degli oggetti e dei risvolti psicologici, con una dizione precisa e definitiva. Il poema Moja rodoslovnaja ("La mia genealogia", 1964), confermava le sue doti. L'ultima raccolta di versi, Uroki muzyki ("Lezioni di musica"; trad. it. Tenerezza e altri addii, Parma 1971) è del 1969, e presenta alcune stimolanti novità rispetto al genere da lei coltivato in precedenza. L'A. ha lavorato anche come saggista, traduttrice e sceneggiatrice cinematografica.”

(In www.treccani.it)

 

Un fatto al giorno

10 aprile 1875: in India Arya Samaj viene fondata a Mumbai da Swami Dayananda Saraswati per promuovere la sua riforma sociale. Arya Samaj è un movimento di riforma indù indiano monoteista che promuove valori e pratiche basate sulla fede nell'autorità infallibile dei Veda. Il samaj fu fondato da Maharishi Dayanand Saraswati il 10 aprile 1875. I membri degli Arya Samaj credono in un solo Dio e rifiutano l'adorazione degli idoli.

“Arya samaj, Società fondata nel 1875 a Rajkot (oggi in Gujarat) da Swami Dayananda Saraswati allo scopo di ricondurre l’induismo contemporaneo all’osservanza dei Veda in quanto ricettacolo infallibile dei principi filosofici e religiosi posti alla base dell’antica e originaria civiltà indiana. Si differenziò da precedenti movimenti di riforma socio-religiosa, come il Brahmo samaj, per il fatto di considerare la religione vedica come universale e superiore a tutte le altre, nonché per lo spiccato atteggiamento antimusulmano e anticristiano. Alla condanna di ogni forma di ritualismo, superstizione, idolatria e ineguaglianza fra gli uomini, l’A.s. accompagnò un programma di intervento nel sociale (soccorso in caso di disastri naturali, istituzione di orfanotrofi, ostelli per vedove e scuole). Radicatosi soprattutto nell’India settentrionale, l’A.s. svolse anche un rilevante ruolo politico, sia durante il periodo coloniale sia dopo l’indipendenza, affermando l’unità religiosa, culturale e politica della nazione.”

(In www.treccani.it)

 

Arya Samaj (Hindi: आर्य समाज, "Noble Society") è un movimento di riforma indiano indù monoteista che promuove valori e pratiche basate sulla fede nell'autorità infallibile dei Veda. Il samaj fu fondato da Maharishi Dayanand Saraswati il 10 aprile 1875. I membri degli Arya Samaj credono in un solo Dio e rifiutano l'adorazione degli idoli.

L'Arya Samaj fu fondato a Bombay il 10 aprile 1875 da Dayananda Saraswati (nato Mool Shankar a Kathiawar, Gujarat 1824 - morto Ajmer, 1883). Una data alternativa per la fondazione del samaj è il 24 giugno 1877 perché fu allora, a Lahore, che il samaj divenne più di un semplice movimento regionale con sede nel Punjab.

Tra il 1869 e il 1873, Dayanand iniziò i suoi sforzi per riformare l'induismo ortodosso in India. Ha fondato Gurukul (scuole vediche) che enfatizzava i valori vedici, la cultura, Satya (virtù) e Sanatana Dharma (l'essenza del vivere). Le scuole davano un'istruzione separata a ragazzi e ragazze sulla base di antichi principi vedici. Il sistema scolastico vedico doveva anche sollevare gli indiani dal modello di educazione britannica.

La prima scuola vedica fu fondata a Farrukhabad nel 1869. Cinquanta studenti sono stati iscritti al primo anno. Questo successo portò alla fondazione di scuole a Mirzapur (1870), Kasganj (1870), Chhalesar (Aligarh) (1870) e Varanasi (1873).

Nelle scuole, gli studenti ricevevano gratuitamente tutti i pasti, alloggio, vestiario e libri. La disciplina era severa. Agli studenti non era permesso eseguire murti puja (adorazione di idoli di pietra scolpita). Piuttosto, eseguirono Sandhyavandanam (preghiera meditativa usando mantra vedici con suono divino) e agnihotra (facendo un'offerta di latte riscaldato due volte al giorno).

Fu insegnato lo studio dei testi scritturali sanscriti che accettavano l'autorità dei Veda. Includevano i Veda, le Upanishad, Aranyaka, Kashika, Nirukta, Mahabhasya, Ashtadhyayi, Darshana. Dopo aver visitato Calcutta, il lavoro di Dayanand è cambiato. Iniziò a tenere lezioni in hindi piuttosto che in sanscrito. In hindi Dayanand raggiunse un pubblico molto più vasto. Le sue idee di riforma iniziarono a raggiungere le persone più povere.

A Varanasi, dopo aver sentito parlare Dayanand, un funzionario del governo locale chiamato Jaikishen Das incoraggiò Dayanand a pubblicare un libro sulle sue idee. Da giugno a settembre 1874, Dayanand dettò una serie di conferenze al suo scrivano, Bhimsen Sharma. Le lezioni registrarono le opinioni di Dayanand su un'ampia gamma di argomenti. Furono pubblicate nel 1875 a Varanasi con il titolo Satyarth Prakash ("la luce della verità").

Arya Samaj è stata la prima organizzazione indù a introdurre il proselitismo nell'induismo (...) Al suo ritorno a Bombay, Dayanand iniziò una campagna di adesione per un Arya samaj locale e ricevette cento iscritti. Il 7 aprile 1875 venne fondata Bombay Arya Samaj. Lo stesso Dayanand si iscrisse come membro piuttosto che come leader del gruppo di Bombay. Il Samaj iniziò a crescere.

Dayanand fu assassinato nel 1883. L'Arya Samaj continuò a crescere, soprattutto nel Punjab. I primi leader del Samaj furono Pandit Lekh Ram (1858-1897) e Swami Shraddhanand (Mahatma Munshi Ram Vij) (1856-1926). Alcuni autori affermano che le attività del Samaj portarono a un aumento dell'antagonismo tra musulmani e indù. Shraddhanand guidò il movimento Shuddhi che mirava a riportare all'induismo gli indù che si erano convertiti ad altre religioni.

Nel 1893, i membri di Arya Samaj del Punjab erano divisi sulla questione del vegetarianismo. Il gruppo che si è astenuto dal mangiare carne è stato chiamato il gruppo "Mahatma" e l'altro gruppo, il "Partito Culturato".

All'inizio del 1900, i Samaj (o le organizzazioni ad esso ispirate come Jat Pat Todak Mandal) fecero una campagna contro la discriminazione di casta. Fecero anche una campagna per il matrimonio delle vedove e per l'istruzione delle donne. Il samaj stabilì anche capitoli nelle colonie britanniche con popolazione indiana come Sud Africa, Fiji, Mauritius, Suriname, Guyana e Trinidad e Tobago.

Importanti nazionalisti indiani come Lala Lajpat Rai appartenevano ad Arya Samaj ed erano attivi nella sua campagna. Il nonno di Bhagat Singh seguì Arya Samaj, che ebbe una notevole influenza su Bhagat Singh.

Il governo coloniale britannico all'inizio del XX secolo considerava il Samaj un organo politico. Alcuni Samajis al servizio del governo sono stati licenziati per appartenenza ai Samaj. Negli anni '30, quando il gruppo nazionalista indù, il Rashtriya Swayamsevak Sangh, crebbe di importanza nell'India settentrionale, trovò sostegno dall'Arya Samaj del Punjab.

Arya Samaj in India

Le scuole e i templi di Arya Samaj si trovano in quasi tutte le principali città e nelle aree rurali (specialmente nella regione settentrionale) dell'India. Alcuni sono autorizzati a celebrare matrimoni. Il Samaj è associato alle scuole Dayanand Anglo Vedic (DAV). Ci sono otto milioni di seguaci del samaj in India.
L'ex primo ministro indiano Charan Singh, da giovane, era un membro di Arya Samaj a Ghaziabad.
Una filiale di Arya Samaj è stata fondata nel 2015 nel distretto di Angul, nello stato di Odisha.

Arya Samaj in tutto il mondo

Arya Samaj è attiva in paesi tra cui Guyana, Suriname, Trinidad e Tobago, Figi, Australia, Sud Africa, Kenya, Mauritius e altri paesi in cui è presente una significativa diaspora indù. L'Arya samaj in Kenya gestisce numerose scuole a Nairobi e in altre città del paese.

Gli immigrati in Canada e negli Stati Uniti dall'Asia meridionale, dall'Africa orientale, dal Sud Africa e dai paesi caraibici hanno creato templi di Arya Samaj per le loro rispettive comunità. La maggior parte delle principali aree metropolitane degli Stati Uniti hanno centri di Arya Samaj.

I membri degli Arya Samaj credono in un creatore a cui Dio si riferisce con la sillaba "Aum" come menzionato nello Yajur Veda (40:17). Credono che i Veda siano un'autorità infallibile e rispettano le Upanishad e la filosofia vedica.
I membri di Arya Samaj rifiutano altri testi religiosi indù perché non sono opere "rivelate" e questi testi promuovono cose senza logica e quindi contro i Veda. Ad esempio, credono che i poemi epici come il Ramayana e il Mahabharata siano leggende di personaggi storici e li rifiutano come riferimento a esseri supremi. I membri di Arya Samaj rifiutano anche altre opere scritturali come i Purana, la Bibbia e il Corano. Il culto degli idoli (murti puja) è severamente proibito. Samaj nega anche il concetto di un dio personale.

Le convinzioni fondamentali di Arya Samaj:

  1. La causa primordiale di tutta la conoscenza genuina e di tutto ciò che è conosciuto per mezzo della conoscenza è Dio.
  2. Dio è coscienza di verità: senza forma, onnipotente, non nato, infinito, immutabile, incomparabile, onnipresente, interno, immortale, immortale, eterno, santo e creatore dell'universo. Dio solo merita adorazione.
  3. I Veda sono depositi di tutta la vera conoscenza. È dovere fondamentale di tutti gli Arya studiare, insegnare e proporre i Veda.
  4. Si dovrebbe essere sempre pronti a assorbire la verità e abbandonare la menzogna.
  5. Tutti gli atti dovrebbero essere compiuti in accordo con il Dharma, cioè dopo aver deliberato su ciò che è vero e falso.
  6. L'obiettivo principale di Arya Samaj è fare del bene al mondo intero, cioè raggiungere la prosperità fisica, spirituale e sociale per tutti.
  7. La nostra condotta verso tutti dovrebbe essere guidata dall'amore, dalle ingiunzioni del Dharma e secondo le loro rispettive posizioni.
  8. Bisogna dissipare l'ignoranza e promuovere la conoscenza.
  9. Non ci si dovrebbe accontentare solo della propria prosperità, ma si dovrebbe considerare la prosperità di tutti come la propria prosperità.
  10. Tutti gli esseri umani dovrebbero attenersi alle regole in materia di beneficio sociale o di tutti, mentre tutti dovrebbero essere liberi di seguire qualsiasi regola a loro vantaggio.”

(Traduzione di Ugo Brusaporco da wikipedia.org)

 

Una frase al giorno

"Il mio voler negare la falsità che il mio patriottismo ha avuto origine dall'amore non è altro che il giusto desiderio che non mi si ricordi perché ho lasciato la mia casa per seguire un amante. Mi sembra inutile insistere a dimostrare il contrario, perché oltre al fatto che la mia vita parla da sola, tutto il Messico sapeva che la mia fuga avveniva per la libertà e che non era stata originata dall'amore…"

"… non è solo l'amore il motivo delle azioni delle donne: che sono capaci di ogni entusiasmo, e che i desideri di gloria e libertà del Paese non sono sentimenti estranei ad esse”

(Leona Vicario, Città del Messico, 10 aprile 1789 - 21 agosto 1842, è stata una rivoluzionaria messicana del XIX secolo)

 

 

María de la Luz Leona Camila Vicario Fernández de San Salvador, meglio conosciuta come Leona Vicario (10 aprile 1789 - 21 agosto 1842), è stata una delle figure più importanti della guerra d'indipendenza messicana. Si dedicò a informare gli insorti dei movimenti nella sua città natale, Città del Messico, capitale del vicereame. Fu un membro di Los Guadalupes, uno dei primi movimenti di indipendenza nella Nuova Spagna. Finanziò la ribellione di tasca propria. È stata una delle prime giornaliste in Messico. Spinta da forti convinzioni femministe, ha rischiato e ha sacrificato molta ricchezza in nome della liberazione.

Nel 1925, i suoi resti furono spostati alla Colonna dell'indipendenza. Il suo nome è scritto con lettere d'oro nel muro d'onore del Palazzo Legislativo di San Lazzaro, sede del Congresso dell'Unione del Messico. Vicario è stata insignita del titolo di "Illustre e amata Madre della Patria" dal Congresso dell'Unione. Il 2020 è stato dichiarato “Anno di Leona Vicario, Benemérita Madre de la Patria”.

 

Leona Vicario era figlia unica, figlia di un ricco uomo d'affari di Castilla la Vieja, in Spagna. Sua madre era Camila Fernandez de San Salvador, di Toluca. Leona ha acquisito un'ampia formazione in scienze, belle arti, pittura, canto e letteratura.

Alla morte dei suoi genitori nel 1807, rimase sotto la custodia di suo zio e tutore legale Agustín Pomposo Fernández de San Salvador, un noto avvocato di Città del Messico e un entusiasta sostenitore della corona spagnola. Suo zio le permise di vivere da sola ma acquistò una proprietà adiacente alla sua, cosa scandalosa nell'usanza del tempo. Suo zio organizzò un fidanzamento con Octaviano Obregon, avvocato e colonnello, ma fu mandato in Spagna come deputato alle Cortes di Cadice.

Seguendo le sue idee politiche liberali - e nonostante le tendenze pro-realiste del suo tutore - Leona iniziò presto a entrare in contatto con gruppi che sostenevano - e alla fine iniziarono a combattere - per l'indipendenza del Messico. Nel 1809 Leona incontrò Andrés Quintana Roo, che avrebbe poi sposato nel 1815. Anche Quintana Roo fu una figura importante nel processo di indipendenza messicana.

Andrés chiese presto la mano di Leona, ottenendo una risposta negativa da parte di suo zio, poiché era povero. Questo motivò spinse Leona a fuggire di casa per unirsi a Quintana Roo e a partecipare con lui alla rivoluzione.

Leona si trasferì nella cittadina di Tacuba, dove organizzò un gruppo di donne che appoggiavano la causa dell'indipendenza. Finanziò con la propria fortuna la rivoluzione. Servì come messaggera dei rivoluzionari e anche come spia a Città del Messico, assieme ad altre persone che formavano un'organizzazione segreta chiamata Los Guadalupes. Ha aiutato i fuggitivi, ha inviato denaro e medicine e ha aiutato in tutto ciò che poteva. Leona aveva anche un ruolo importante come propagandista di idee ribelli.

Venne arrestata il 13 gennaio 1813 essendo stata scoperta la sua partecipazione alla rivoluzione, venne condannata a essere reclusa nel convento di Belen de las Mochas. Ma grazie all'aiuto di tre rivoluzionari travestiti da ufficiali dell'esercito spagnolo riuscì a scappare verso Tlalpujahua dove riuscì finalmente a sposarsi con Andrés Quintana Roo.

Dal 1813 al 1819 la coppia viaggiò da un luogo all'altro lavorando per l'Indipendenza e vivendo una vita di povertà e sacrificio. Durante questo periodo, Leona ha collaborato con i giornali "El Ilustrador Americano" e "Semanario Patriótico Americano".

Leona Vicario, suo marito Quintana Roo e sua figlia Genoveffa furono infine catturati dalle truppe spagnole nel 1818, e successivamente liberati grazie all'indulto concesso dalla Spagna.

Leona Vicario e suo marito sono sepolti insieme alla Colonna dell'Indipendenza a Città del Messico.

Fu nominata "Dolce Madre della Patria" (Benemerita y Dulcisima Madre de la Patria) da una commissione speciale ordinata dall'allora presidente Antonio López de Santa Anna nell'agosto del 1842, pochi giorni dopo la sua morte. È stata sepolta a Città del Messico ed è l'unica donna civile ad aver ricevuto un funerale di stato.

Nel 1910, Leona Vicario e Josefa Ortiz de Domínguez furono le prime donne ad essere raffigurate su francobolli messicani e le seconde donne ad essere raffigurate su francobolli in America Latina. Il suo profilo compare anche su una versione della moneta messicana da $5, circondata dalle parole "BICENTARIO DE LA INDEPENDENCIA", che significa "Bicentenario dell'Indipendenza".

Nel febbraio 2010, sette mesi prima che il Messico celebrasse i suoi 200 anni di indipendenza, lo scrittore messicano Carlos Pascual ha pubblicato il romanzo "La Insurgenta". In questo romanzo, in cui utilizza fatti storici ed eventi di fantasia, Pascual racconta la storia di Leona Vicario così come la storia di molti altri che hanno partecipato alla guerra a favore e contro l'indipendenza del Messico dall'Impero spagnolo.

 

Un brano musicale al giorno

Michel Corrette, Les delices de la solitude, 6 Sonate per Viole d'Orphee Op.20

  1. n.6 in re maggiore 0:00
  2. n.2 in re minore 11:11
  3. n.4 in si bemolle maggiore 22:08
  4. n.3 in do maggiore 31:28
  5. n. 1 in fa maggiore 41:22
  6. n. 5 in sol maggiore 49:35

Aria Lachrimæ:

  • Philippe Foulon - viola d'Orphee
  • Jean-Claude Lavoignat - fagotto barocco
  • Philippe Le Corf - violone
  • Willian Water - chitarra barocca e tiorba
  • Emer Buckley - clavicembalo e organo

 

Michel Corrette (Rouen, 10 aprile 1707 - Parigi, 21 gennaio 1795) è stato un organista, compositore e insegnante francese. È ricordato per i numerosi metodi scritti per lo studio della tecnica di molti strumenti, fra cui i primi metodi per violoncello e per viola. Suo padre Gaspard Corrette era anch'egli compositore e organista. Poco si conosce della vita di Michel. Si unì in nozze con Marie-Catherine Morize l'8 gennaio del 1733, dal quale matrimonio ebbe una figlia, Marie-Anne (1734 - 1822 circa), e un figlio, Pierre-Michel (1744 - 1801), che diventò pure lui organista.

Agli albori della sua carriera musicale troviamo Michel attivo dal 1732 al 1739 come direttore musicale della Foire St. Germain e della Foire St. Laurent di Parigi, dove si occupò della composizione di divertissements (divertimenti) per opere comiche. Nel 1737, sempre nella capitale francese, divenne organista presso la chiesa di St. Marie, carica che mantenne sino al 1790.

Nel 1758 aveva assunto la medesima posizione al Grand Collège dell'Ordine dei Gesuiti di Parigi, dove vi era rimasto fino al suo allontanamento, avvenuto quattro anni dopo, ossia nel 1762. È noto da un passo del suo metodo per contrabbasso che viaggiò in Inghilterra prima del 1773. Infine, nel 1776, divenne organista presso il Duca di Angoulême e 15 anni dopo morì a Parigi a 87 anni.

Corrette fu un compositore prolifico. Egli scrisse balletti, divertimenti per il palcoscenico (fra i quali si ricordano Arlequin, Armide, le Jugement e Midas, les Âges, Nina e Parsée); compose molti concerti, tra cui i 25 concertos comiques e svariati concerti per organo, nonché sonate, canzoni, lavori da camera, pezzi per clavicembalo, cantate e altri lavori sacri vocali.

Oltre alle sue composizioni, Corrette si dedicò anche all'organizzazione di eventi concertistici e all'insegnamento della musica, ed è ricordato per l'apporto dato alla codificazione della tecnica di numerosi strumenti. Fra questi spiccano i titoli L'Art de se perfectionner sur le violon ("L'arte di perfezionarsi sul violino"), Le Parfait Maître à chanter ("Il perfetto maestro di canto") e L'école d'Orphée (La scuola di Orfeo), un trattato per violino che descrive gli stili musicali italiano e francese. Queste opere pedagogiche di Corrette sono molto importanti per la prassi esecutiva storica perché danno la possibilità di conoscere le tecniche dell'epoca.

Il Méthode, théorique et pratique pour apprendre en peu de temps le violoncelle dans sa perfection risulta particolarmente importante in quanto è il primo metodo per violoncello conosciuto, in cui vengono codificate le basi della tecnica violoncellistica tuttora adottata.”

(In wikipedia.org)

 


Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

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Ugo Brusaporco

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