“L’amico del popolo”, 3 aprile 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

THE GIRL CAN'T HELP IT (Gangster cerca moglie, Usa, 1956) di Frank Tashlin. Soggetto al romanzo "Do Re Mi" di Garson Kanin. Sceneggiatura: Herbert Baker, Frank Tashlin. Fotografia: Leon Shamroy. Montaggio: James B. Clark. Musica: Bobby Troup. Con: Tom Ewell, Jayne Mansfield, Edmond O'Brien. Ray Anthony, Fats Domino, John Emery, Barry Gordon, Henry Jones, Julie London.

Marty Murdock, un gangster molto noto ai tempi del proibizionismo come capo di organizzazioni clandestine, uscito di carcere dopo aver scontato la pena si è messo a dirigere una grande organizzazione musicale. Diffonde, infatti, i suoi grammofoni automatici in tutti i bar e ritrovi pubblici e inoltre affida a Tom Miller, un agente pubblicitario, l'incarico di lanciare come nuova diva della canzone l'affascinante Jerry Jordan, figlia di un suo compagno di prigione, che egli vorrebbe sposare. Ma l'azione di Tom trova un ostacolo imprevisto nell'atteggiamento di Jerry, che alla prospettiva di una brillante carriera artistica preferisce quella di una tranquilla vita coniugale. Per tagliar corto la ragazza finge di non saper cantare ma ciononostante Tom, cedendo alle insistenze di Marty, si reca da Wheeler, noto impresario, per stipulare un contratto per lei. Quando sente che Tom agisce per conto di Murdock, già suo acerrimo nemico, Wheeler rifiuta di prendere in considerazione le proposte dell'agente. Passato alla controffensiva, Marty fa il giro di tutti i bar e sostituisce i suoi grammofoni automatici a quelli di Wheeler: il successo di Jerry e della canzone da lei incisa è così assicurato. Wheeler, che arde dal desiderio di vendicarsi, irrompe coi suoi in un teatro, dove si svolge un festival di rock and roll, organizzato da Murdock: per salvarsi questi salta in palcoscenico ed improvvisa un numero. Tom e Jerry, risolti i dubbi che erano di ostacolo alla loro unione, si sposano mentre Murdock, nel suo nuovo ruolo di cantante jazz, passa di successo in successo.

“Tashlin, insieme allo sceneggiatore Herbert Baker, firma la sua prova più riuscita senza Lewis, uno strepitoso musical tutto curve (della Mansfield) e rock'n'roll, ricco di audaci doppi sensi. Davvero ottima la colonna sonora affidata a Little Richard, Eddie Cochran, Fats Domino, Gene Vincent e i Platters.”

(FilmTV)

“Un impresario alcolizzato (Tom Ewell) viene incaricato da un gangster (Edmond O'Brien) di trasformare in grande cantante la sua bionda fidanzata oca (Jayne Mansfield). Tashlin si rivela in questo film (il cui punto di partenza è simile a quello di Nata ieri di Cukor) maestro della gag, di cui si serve con la libertà che gli deriva dalla sua esperienza di disegni animati, e con vivo senso dell'assurdo (e della volgarità), Jayne Mansfield vi fa la caricatura di Marilyn Monroe e di se stessa, in una serie di situazioni paradossali e parodistiche assai spassose.”

(Georges Sadoul)

“Dopo i successi ottenuti insieme alla celebre coppia Jerry Lewis-Dean Martin (Artists and Models - Artisti e modelle, 1955 e Hollywood or Bust - Hollywood o morte, 1956), The Girl Can't Help It confermò Frank Tashlin come uno degli innovatori della Hollywood anni Cinquanta. In un'epoca in cui la commedia era rappresentata quasi soltanto da Billy Wilder, Tashlin ritornò alla devastante irriverenza delle origini, legata al carattere essenzialmente popolare dello spettacolo cinematografico. Nell'opinione della critica intellettuale francese, questo regista trova posto accanto a cineasti rivoluzionari quali Robert Aldrich, Anthony Mann, Nicholas Ray o Richard Brooks.
Nei due film precedenti The Girl Can't Help It, Tashlin aveva preso in giro Hollywood e il mondo dei fumetti. Qui si spinge ancora più lontano e fa iniziare la proiezione con una stoccata alla casa di produzione per cui lavora: il protagonista ordina allo schermo (dove l'immagine è in formato standard bianco e nero) di aprirsi al formato CinemaScope e al colore De Luxe di dimostrare che rispondono a verità le proprie pretese di essere "glorious, life-like". Risulta subito chiaro che il registro non è più quello del realismo satirico della vecchia commedia americana da Frank Capra a Preston Sturges, e nemmeno quello dei primi lungometraggi di Tashlin (i 'rosselliniani' Marry Me Again - Il bisbetico domato, 1953, e The Lieutenant Wore Skirts - Mia moglie è di leva, 1956). Siamo nel regno del puro artificio e la realtà filmata è dapprima il cinema, poi la musica. Innumerevoli sono i riferimenti cinematografici, dalla sequenza del cinegiornale di Citizen Kane a una battuta di Sunset Boulevard a un'immagine di The Barefoot Contessa (La contessa scalza, Joseph L. Mankiewicz 1954). Ma la morale è assolutamente attuale: chiunque può diventare una star. "Essere carina dipende solo da come ti metti il fondotinta", dice a un certo punto Jerri. Non siamo lontani da Brecht (Mann ist Mann) o da un altro grande film sullo spettacolo, uscito solo un anno prima, come Lola Montès di Max Ophuls. La 'rivoluzione' cinematografica di cui parlò Jacques Rivette, recensendo il film sui "Cahiers du cinéma", si manifesta all'interno di un contesto storicamente repressivo.
Gli anni Cinquanta furono dominati da guerra fredda, liste nere, conformismo e moralismo, tutti argomenti che Tashlin non affronta mai direttamente. In compenso trova il proprio soggetto ideale nei cambiamenti della vita quotidiana e nelle conseguenti mutazioni dei suoi aspetti visivi. Gli anni Cinquanta erano gli anni del trionfo di culture popolari quali il disegno umoristico e il fumetto. E queste erano anche le origini di Tashlin, che aveva iniziato a lavorare come cartoonist per la stampa e per il cinema. Apparivano intanto altre forme artistiche legate a questa tradizione, ma capaci di innescare profondi cambiamenti. Il cinema era sul punto di essere sostituito dalla musica come primo mezzo di entertainment popolare. Il passaggio del testimone era rappresentato alla perfezione da Elvis Presley, che in quei mesi stava girando il suo primo film per la Fox (lo studio dove era in lavorazione anche The Girl Can't Help It), ma che era considerato una star troppo importante per comparire nel film di Tashlin. E, possiamo aggiungere, troppo autocaricaturale (esattamente come Marilyn Monroe): la sua carriera cinematografica sarebbe stata infatti un fallimento, in misura inversamente proporzionale al suo successo come cantante. Jayne Mansfield è la girl del titolo, tratto da una canzone di Little Richard. L'attrice dal seno strabiliante era stata lanciata come la nuova Marilyn Monroe, suo succedaneo e, in questo caso, sua parodia. Ma già la stessa Marilyn era un oggetto sintetico, che sottolineava gli aspetti voyeuristici della sessualità per 'svuotarla' meglio (il suo talento però la ostacolò, causandone la rovina). Tashlin sovraccarica questi oggetti artificiali meno di quanto faccia con i loro fan, che appaiono come zombie privi di ogni facoltà di percezione, a parte quella riservata al loro unico oggetto di interesse. The Girl Can't Help It è una satira tagliente delle arti industriali condannate da Theodor W. Adorno e nello stesso tempo uno straordinario - e pienamente cosciente - documento sullo splendore del cinema dei grandi studios e sul rinnovamento della musica popolare attraverso il rock. I numeri di Fats Domino, Abbey Lincoln, The Platters, Little Richard sono filmati con grande rispetto e generosità di mezzi, mentre quella che Jean Domarchi definisce "la totale sconfitta dei bianchi" (fatta eccezione per Julie London) rappresenta l'aspetto ironico del rock. E non è un caso se la più lunga citazione del film di Bernardo Bertolucci sulla cinefilia, The Dreamers - I sognatori (2003), consiste in un frammento di The Girl Can't Help It.
Come in ogni periodo di incertezza, negli anni Cinquanta si ebbe la comparsa quasi simultanea di determinati fenomeni e della loro parodia; ma anche di un'arte di rottura basata appunto su questi nuovi fenomeni e definita, nel caso di Tashlin, modernismo popolare. Il regista, con la sua attrazione-repulsione nei confronti del mondo circostante, la sua arte della satira, la sua consapevole pratica di un distacco a metà strada fra il cartoon e Brecht, ne fu per qualche anno il rappresentante più illustre, prima dell'avvento della pop art”.

(Bernard Eisenschitz su Enciclopedia del Cinema, Treccani)

THE GIRL CAN'T HELP IT (Gangster cerca moglie, Usa, 1956) di Frank Tashlin

 

Una poesia al giorno

Ucciso. Piave, 8 luglio 1918 (Ernest Hemingway, Chicago, 1921)

Il desiderio
E tutti i dolci stillanti dolori
E le pene delicate
Ch'eri tu,
Sono spariti nella tenebra tetra.
Adesso nella notte tu vieni senza sorridere
A giacere con me
Fredda, rigida, ottusa baionetta
Sulla gonfia, palpitante anima mia.

 

Un fatto al giorno

3 aprile 1882 a St. Joseph, Missouri, Stati Uniti viene assassinato Jesse Woodson James dal codardo Robert Ford. “La storia comincia da lontano e per molti versi affonda nella leggenda. Jesse James, nato a Centreville, Missouri nel 1847, aveva in sé tutte le caratteristiche per entrare nel mito. Suo padre era un pastore battista morto quando Jesse era un bambino. Il secondo uomo che sposò sua madre era un cercatore d'oro morto pochi anni dopo. Il terzo marito della vedova James era un cow boy. Tutti i canoni del West, Jesse li ha rispettati. Anche Woody Goothrie gli ha dedicato una ballata. A 17 anni Jesse, come il suo omologo Billy the Kid, era a capo di una banda con il fratello Frank. Tra il 1866 e il 1882 i "Quantrill's raiders" imperversano: rapine a banche, treni, diligenze, omicidi e scorribande in tutta l'America crescono come i dollari messi come taglia sulla testa del capo. Poi, improvvisamente, il silenzio. Versione ufficiale: i fratelli Bob e Charlie Ford gli piantano una pallottola di spalle. La banda si divide, il fratello Frank si arrende alla giustizia, si fa tre anni di galera e diventa addirittura guardia del corpo di Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti”.

(Repubblica.it)

“Jesse James, il bandito ribelle, era un’ombra, un uomo che viveva in perenne clandestinità, una vera e propria leggenda fatta di voci e di storie che s’intrecciavano a fatica con la realtà. Eppure tutti conoscevano il suo nome, era celebre quanto il presidente degli Stati Uniti. Nel 1865, dopo la sanguinosa battaglia di Appomattox, i governatori del Missouri offrirono più di trecento ricompense per la cattura di criminali; ma perché fu proprio la sua banda la più ricercata? E in quale misura il temibile fuorilegge ha contribuito a costruire la propria fama? Le questioni e i conflitti fondamentali della storia americana accompagnano tutta la sua esistenza: la grande catastrofe della guerra di Secessione, gli anni difficili della ricostruzione, la diffusione delle ferrovie e il nascere di un’economia dominata dalle grandi imprese. Discendente di un vecchio ceppo di pionieri, figlio di un pastore d’anime, cresciuto in un’epoca fortemente segnata dalla divisione razziale, già a sedici anni Jesse James combatte una delle più cruente guerriglie dei confederati. Assale diligenze, rapina banche e tende agguati ai treni in uno stato del Midwest stretto tra il Nordest industriale, il Nordovest dei piccoli agricoltori e il Sud schiavista, dove ogni questione politica diventa personale e ogni conflitto si trasforma in violenza. Si presenta alla gente come un insolito Robin Hood, ai nemici come un comune delinquente: la sua morte improvvisa fissa per sempre queste maschere lasciando in sospeso il giudizio”.

(Dal sito www.thrillermagazine.it)

Jesse Woodson James

 

Una frase al giorno

“Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio.”

(Cervantes)

 

Un brano al giorno

This Land Is Your Land, di Woody Guthrie

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org