Viaggio nelle capitali baltiche

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Entusiasmante e coinvolgente il viaggio organizzato dal Dopolavoro Ferroviario di Trento nelle Repubbliche Baltiche: dal 19 al 26 maggio 2016 una cinquantina di soci ha partecipato ad un tour che ha loro permesso di conoscere e di apprezzare le principali attrattive della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia, con anche una breve ma intensa visita ad Helsinki capitale di Finlandia.

Il viaggio è iniziato giovedì 19 maggio. Con un comodo volo partito da Orio al Serio, abbiamo raggiunto nel pomeriggio Vilnius, capitale della Lituania. Il sole e una luce intensa ci hanno benevolmente accolto e fatto subito capire che i giacconi e gli ombrelli si potevano lasciare in valigia. Sul pullman che ci accompagnava all’albergo le prime spiegazioni di Diana, una signora lettone che abbiamo avuto la fortuna di avere come guida durante tutto il viaggio. La sua disponibilità e cortesia, ma soprattutto la sua competenza e capacità ci hanno permesso veramente di conoscere e di entrare nella cultura e nella storia di questi Paesi. Circondate da potenti vicini, le terre baltiche hanno quasi sempre dovuto subire, nei secoli, gli appetiti e i poteri di popoli più numerosi e organizzati. Tedeschi, polacchi, svedesi, russi, si sono alternati e contesi queste zone: ma l’identità dei popoli baltici è sempre rimasta viva ed ha avuto una sua prima legittimazione con l’indipendenza raggiunta al termine della prima guerra mondiale. Indipendenza durata pochi anni, poiché già nel 1940 l’Unione Sovietica annetteva a sé le tre repubbliche baltiche: sarà solo con la caduta del Muro e con la fine dei Soviet che nel 1990 la Lituania, la Lettonia e l’Estonia, repubbliche sorelle ma dalle caratteristiche assai diverse, riprenderanno la loro completa indipendenza che adesso cercano di tutelare con la loro appartenenza all’Europa.

Vilnius, si diceva. La capitale lituana, immersa nel verde, distesa e sparpagliata su un territorio dolce e collinoso, comunica la sua anima cattolica e spirituale con le sue chiese, più di quaranta, e con l’icona miracolosa della Vergine nella cappella sopra la Porta dell’Aurora. Il viale principale della città, dedicato al granduca Gedimino, ci racconta invece dei fasti della Lituania nel periodo tardo medievale.
Le stradine strette e suggestive di quello che fu il ghetto ebraico ci fanno risuonare nella mente le note della musica klezmer e in particolare la canzone “Vilne” interpretata da Moni Ovadia che racconta in yiddish la città e i dintorni con una melodia struggente a illustrare una comunità numerosissima e fiorente, che ha fatto guadagnare a Vilnius l’appellativo di Gerusalemme del Nord.
Non senza aver espresso un desiderio facendo un giro su se stessi sulla mattonella “stebuklas” (miracolo), nella piazza della cattedrale, da dove ebbe inizio la chilometrica catena umana attraverso tutti e tre i paesi baltici per sancire la loro indipendenza, lasciamo la città e ci portiamo a Trakai dove visitiamo il pittoresco castello in mattoni rossi fatto costruire dal granduca Gedimino. Nel tragitto verso Trakai costeggiamo anche la foresta di Paneriai dove i nazisti fra il 1941 e il 1944 sterminarono più di centomila ebrei.

Sabato mattina lasciamo Vilnius e in pullman ci mettiamo in strada alla volta della Lettonia. Prima del confine però facciamo una sosta alla Collina delle Croci: descritta come “La Mecca della Lituania” questa collinetta ricoperta da migliaia di croci di varia grandezza è meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera e di meditazione. Anche noi piantiamo la nostra croce accompagnando il gesto con i nostri pensieri più personali. Questo luogo è un altro simbolo della identità lituana: della fede prima di tutto, ma anche della volontà di essere liberi e indipendenti. I sovietici tentarono in più occasioni di distruggere le croci, ma ogni volta i lituani le tornavano a ripristinare. Adesso la collina è completamente ricoperta di croci e il loro numero continua ad aumentare: il vento le fa tintinnare e produce un rumore suggestivo e inquietante.
Lasciamo la Lituania e entriamo nella repubblica della Lettonia (Latvia). La prima sosta è a Rundale dove visitiamo lo splendido palazzo settecentesco costruito per il barone Ernst von Buhren, duca di Curlandia, da Bartolomeo Rastrelli, il geniale architetto italiano a cui si deve anche il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo. Circondato da curatissimi giardini il palazzo con le sue 138 stanze, fra le quali la Sala Dorata e la Sala Bianca, è uno dei monumenti più rilevanti della Lettonia.

Nel tardo pomeriggio arriviamo a Riga, la capitale adagiata sull’estuario della Daugava (Dvina occidentale). In passato potente e importante porto della Lega anseatica, Riga ci accoglie con i suoi ampi viali e i palazzi art noveau. Le vie sono piene di gente, i locali, i musei, i luoghi di interesse storico sono tutti aperti per la festa della notte bianca: Riga si svela a noi in tutta la sua effervescenza e magia.
Al mattino della domenica abbiamo modo di conoscere nel dettaglio i più importanti palazzi dell’art noveau (Jugendstil), molti dei quali opera di Mikhail Eisenstein, padre di Sergej, il famoso regista di film memorabili come “La corazzata Potemkin” e “Aleksander Nevskij”. La visita del centro storico con il duomo, la chiesa di S. Pietro, il castello e la piazza del municipio completano la prima parte della giornata; il pomeriggio, sempre accompagnati dalla signora Diana, ci rechiamo cinquanta chilometri fuori città dove visitiamo il castello episcopale di Turaida: dalla torre è possibile spaziare con lo sguardo sul meraviglioso paesaggio circostante. A Sigulda, invece visitiamo le rovine del castello e intravediamo anche le strutture degli sport invernali che consentono alla Lettonia di ospitare gare di coppa del mondo di sci di fondo e di slittino.
Alla sera abbiamo ancora modo, nella luce che persiste fino alle ore più tarde, di passeggiare per Riga e di apprezzarne l’eleganza, la pulizia e la bellezza.

“Aleksander Nevskij”, di Mikhail Eisenstein

L’indomani lasciamo Riga e costeggiando il mare Baltico ci dirigiamo ancora più a nord fino a raggiungere l’Estonia, la più piccola e meno popolosa delle tre repubbliche. La prima sosta in terra estone è la città di Paernu, con la sua spiaggia di sabbia finissima e dorata, gli estesi parchi e un interessante centro storico. Pranzando abbiamo modo di apprezzare l’ottima cucina baltica e di respirare l’aria salubre di questo luogo che è celebre come centro curativo e come sede di numerosi sanatori specializzati soprattutto nei trattamenti con fanghi.

In serata raggiungiamo Tallin, la stupenda capitale estone, dall’intatto e suggestivo centro storico di stampo medievale. La Città Vecchia è annoverata tra i siti patrimonio dell’umanità e le guglie delle chiese risalenti al XIV secolo contrastano con le architetture più recenti in una armoniosa convivenza tra antico e moderno.
Tallinn, conosciuta fino al 1918 anche con il nome di Reval, si svela a noi con le sue viuzze strette ed acciottolate, con le scalinate e i cortili nascosti, con le chiese luterane e ortodosse, con i caffè e i ristoranti sparsi in tutta la Città Vecchia. Fra le tante bellezze ricordiamo in particolare la chiesa di San Nicola nella quale si può ammirare la “Danza macabra”, capolavoro quattrocentesco di Bernt Notke e la nascosta chiesa di rito cattolico greco-ucraino, retta da un monaco benedettino che in via del tutto eccezionale ci fa conoscere i sotterranei ai quali si accede attraverso un passaggio nascosto nel pavimento.

“Danza macabra”, capolavoro quattrocentesco di Bernt Notke

Nel pomeriggio di martedì visitiamo i dintorni, che offrono numerosi punti di interesse: il Palazzo Kadriog di Pietro il Grande, che è un capolavoro barocco immerso in un curatissimo parco. Parte del palazzo è adesso la residenza del presidente della giovane repubblica estone. Non distante c’è poi lo stadio della canzone di Tallinn, un anfiteatro all’aperto che può ospitare centinaia di migliaia di persone. Fu qui che nel 1988 durante un festival si radunarono circa trecentomila persone che domandarono pubblicamente l’indipendenza...
Dopo un breve tragitto arriviamo nel mezzo di una foresta nella quale c’è un cimitero con sepolti i più famosi personaggi dell’Estonia, accanto a cittadini comuni. Colpisce la sobrietà e l’essenzialità delle tombe, l’uniformità di ciascun loculo: la morte vista come una “livella” che rende uguali uomini e donne senza distinguere il censo o il talento.

L’escursione nei dintorni di Tallinn si conclude con una sosta sulla spiaggia di Pirita dove si gode la visione della capitale estone da un’angolatura davvero straordinaria e dove si può osservare il mare aperto: lì il Baltico, che riversa sulle spiagge l’ambra preziosa, nella luce sghemba ma intensa di queste latitudini, riflette tutta la sua suggestione.

Il penultimo giorno della nostra permanenza nel Baltico è dedicato alla visita di Helsinki. Al mattino presto raggiungiamo il porto di Tallin e ci imbarchiamo su un enorme e confortevole traghetto che in due ore attraversa il golfo di Finlandia e ci porta nella capitale scandinava. Sarà una visita di poche ore, ma sufficienti per conoscere alcuni aspetti di questa città ricca, pulitissima, elegante e gentile. Visitiamo la modernissima chiesa della Roccia e sostiamo ammirati davanti al monumento del musicista Jan Sibelius; e poi il Parlamento e i palazzi di Aalto.

In serata il ritorno e riprendendo il traghetto abbiamo la possibilità di ammirare i numerosi isolotti che circondano la capitale finlandese.
Giovedì 26 maggio: arriva il momento di ripartire per l’Italia. Ma essendo la partenza in tarda serata abbiamo ancora tutto il giorno per girare per Tallinn. La signora Diana, si presta ancora ad illustrarci vari aspetti di questa città con una disponibilità e una discrezione davvero ammirevoli.

Alle 21.30 ci imbarchiamo e lasciamo in aereo l’Estonia, si ritorna a casa. Ma con tanta soddisfazione. E gratitudine, soprattutto per Renato Nisco, che ha organizzato in modo impeccabile il viaggio, a cui va il plauso e il ringraziamento di tutti i partecipanti. Torniamo a casa con nel cuore la fierezza, la determinazione, l’eroismo di popoli che hanno saputo trovare la libertà dopo secolari dominazioni e sofferenze. Torniamo, credo, migliori. Un viaggio che “ne valeva la pena”.

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Viaggio nelle capitali baltiche: Vilnius
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Viaggio nelle capitali baltiche: Collina delle croci
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Viaggio nelle capitali baltiche: Riga
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Viaggio nelle capitali baltiche: Sigulda
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Viaggio nelle capitali baltiche: Paernu
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Viaggio nelle capitali baltiche: Turaida
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Viaggio nelle capitali baltiche: Tallinn
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Viaggio nelle capitali baltiche: Uspenki
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Viaggio nelle capitali baltiche: Helsinki
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INFORMAZIONI

Claudio Morelli

Associazione DLF Trento
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