“L’amico del popolo”, 11 aprile 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

IL MOMENTO DELLA VERITÀ (Italia, 1965), regia di Francesco Rosi, Sceneggiatura: Francesco Rosi, Pere Portabella, Ricardo Muñoz Suay, Pedro Beltrán. Fotografia: Gianni Di Venanzo, Aiace Parolin, Pasqualino De Santis. Montaggio: Mario Serandrei. Musiche: Piero Piccioni. Con: Miguel Mateo “Miguelín”, José Gómez Sevillano, Pedro Basauri “Pedrucho”, Linda Christian, Teresa Santiago Gonzales, José Vizcaino, Francisco Caño, Luque Gago, Salvador Mateo.

Per fuggire la miseria della campagna, il giovane Miguel giunge a Barcellona, dove tenta i mestieri più diversi. Però ha molta fretta di arricchirsi e scopre che l'unica maniera per farlo è quella di affrontare il rischio dell'arena. Comincia a frequentare una scuola e poi, con raccomandazioni e molto coraggio, affronta il primo toro vero in una corrida di paese. Un impresario nota le possibilità di Miguel e ne fa ben presto un torero affermato. Comincia così la corsa alla ricchezza: Miguel vuole guadagnare il più possibile senza risparmiarsi, e si sottopone ad una serie fitta e spossante di prove. Ormai ha raggiunto la celebrità e l'agiatezza e viene accolto nell'alta società. Miguel comincia a sentire il peso della stanchezza e del destino che ha voluto scegliersi; ma non gli sarà più possibile sottrarsi alla tragica conclusione della sua breve carriera, che verrà stroncata sanguinosamente nel mezzo d'una corrida.

"Nell'avvio del film ritroviamo il miglior Rosi, quello che sa far parlare i documenti, cogliendo la realtà con una forza di penetrazione che giunge ad interpretarla nel momento stesso in cui la fissa in immagini di icastica obiettività. (...) Nella prima parte i colori sono smorzati (...) nella seconda, invece, (...) si fanno squillanti (...). Non mancano commistioni di tono fra l'una e l'altra parte (...) la differenza c'è, e piuttosto evidente. In conclusione si può parlare di un film a due facce, ognuna delle quali presenta valori notevoli, che però non giungono a fondersi in sostanziale armonia.”

(Sandro Zambetti, 'Cineforum', 45, maggio 1965)

“Che cosa può avere indotto Rosi a girare in Spagna un film su un tema insidioso come quello della corrida? Probabilmente la fedeltà, o il ritorno se si preferisce, a un'indagine di comportamenti che caratterizza i suoi primi film, La sfida, I magliari e, in parte, lo stesso Salvatore Giuliano. Anche la storia di Miguelìn, che si lascia dietro le spalle le povere case del villaggio andaluso calcinato dal sole e la dura fatica contadina del padre, spinto dal richiamo della città e dal mito del successo, che lo porterà a bruciare drammaticamente i suoi ventiquattro anni su un arena di paese, è in fondo la storia di una risposta sbagliata a una oscura e sofferta esigenza di rivalsa da una condizione di mortificato abbandono.”

(Adelio Ferrero)

Il momento della verità è considerato dalla critica cinematografica come il miglior film mai girato sulla corrida. Il maestro Francesco Rosi si avvicinò alla cosiddetta festa nazionale spagnola verso la metà degli anni Sessanta, seguendo uno dei toreri più conosciuti del momento, Miguelín, che è il protagonista del film insieme a Linda Christian.

Documentario drammatico di Francesco Rosi sulla corrida, manifestazione che lo affascina e al tempo stesso lo ripugna. Il mondo dei tori e dei toreri gli consente di riprendere la sua consueta tematica meridionalistica. Miguel Mateo Miguelin (un autentico matador che interpreta se stesso) è una specie di "picciotto" andaluso. Morirà nell'arena.

Il Morandini ne parla così: "Francesco Rosi scopre la Spagna, un sud più a sud della Sicilia. La prima parte, cronistica e polemica, è eccellente: qualche sospetto di calligrafismo nella seconda con il rituale ripetuto delle corride e la mancanza di un vero conflitto drammatico". Da molti salutato e ancora oggi indicato come il miglior film sulla corrida mai girato, curiosamente opera di un regista italiano, Il momento della verità è effettivamente una pellicola che merita una visione. Sempre in bilico tra approccio documentaristico e musicarello (*), il film ha più di una chiave di lettura: se da un lato è una dimensione quasi scientifica a emergere, Rosi facendo come un'operazione di studio in forma di film sulla corrida, dall'altro la narrazione si addentra nella ricerca di riscatto sociale di Miguelin, che diventa torero per sfuggire le miserie e il duro lavoro della campagna andalusa. Il momento della verità funziona soprattutto quando fotografa, con precisione e disincanto, le dinamiche meno conosciute che stanno dietro alla corrida: il vischioso rapporto tra il torero e il suo manager ad esempio è dipinto con pochi ma efficaci colpi di pennello, e con tanta lucidità da diventare potenziale paradigma del genere. A latere, non si può non notare come siano cambiati i costumi, quelli cinematografici compresi: facciamo fatica a immaginare un film sulla corrida che, oggi, ritragga con altrettanta franchezza ed obiettività anche i momenti più pulp della tauromachia. Nel film di Rosi la messa a morte del toro è ripresa più volte, si indugia sul primo piano dell'animale trafitto e agonizzante, il sangue è elemento essenziale nella narrazione. Sfidiamo un qualsiasi regista dei nostri giorni a portare su pellicola le stesse immagini senza essere crocifisso. Il momento della verità è in ogni caso un bel film, con qualche goccia di neorealismo che ancora gli scorre nelle vene, e capace di maneggiare con profondità e attenzione un tema così sfaccettato e di difficile trattazione come quello della corrida. Visione obbligata per ogni aficionado, naturalmente.”

(alle5dellasera.blogspot)

“Dopo aver fatto ribollire il panorama cinematografico italiano con due capolavori (Salvatore Giuliano e Le mani sulla città), Rosi si sposta in Spagna e vi trova un'altra faccia del Sud. Il torero Miguelín, venuto dalla miseria, consuma ora il rito dell'arena col peso della celebrità sulle spalle. Il suo film è un esempio tra i più alti di realismo autentico dove tutto - struttura narrativa, soluzioni stilistiche, connotazione ideologica - appare funzionalmente fuso in maniera poetica, dove ragione e sentimento risultano reciproca condizione l'una dell'altro".

(Lino Miccichè)

“Per togliersi dalla miseria della campagna Miguelin diventa torero. Ricco e famoso, sente il peso della sua scelta e l'inevitabilità del suo destino. Non si erano mai visti al cinematografo descritti con tanta nettezza e vigore la vita e i dietro scena delle corride, il calvario che debbono percorrere i giovani che vogliono fare quella carriera [...]; e ogni cosa è raccontata in maniera secca e vera sullo sfondo di una inedita Spagna provinciale con tutte le incertezze, i pericoli, la crudeltà, il sangue che sono il bagaglio tradizionale di questo feroce e sanguinario giuoco.”

(Patti)

Per togliersi dalla miseria della campagna Miguelin diventa torero. Ricco e famoso, sente il peso della sua scelta e l'inevitabilità del suo destino. Rosi, invece, scopre la Spagna, un Sud più a Sud della sua Sicilia.

Miguel Mateo “Miguelín”

 

Una poesia al giorno

In un momento, di Dino Campana

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P.S.: E così dimenticammo le rose.

Campana. Una graphic novel sul poeta Dino Campana, by Rocco Lombardi e Simone Lucciola. Giuda Edizioni

 

Un fatto al giorno

11 aprile 1963: Lettera enciclica “Pacem in Terris” del Sommo Pontefice Giovanni XXIII. “Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari; ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
Ogni essere umano ha il diritto al rispetto della sua persona; alla buona riputazione; alla libertà nella ricerca del vero, nella manifestazione del pensiero e nella sua diffusione, nel coltivare l’arte, entro i limiti consentiti dall’ordine morale e dal bene comune; e ha il diritto all’obiettività nella informazione.
Scaturisce pure dalla natura umana il diritto di partecipare ai beni della cultura, e quindi il diritto ad un’istruzione di base e ad una formazione tecnico-professionale adeguata al grado di sviluppo della propria comunità politica. Ci si deve adoperare perché sia soddisfatta l’esigenza di accedere ai gradi superiori dell’istruzione sulla base del merito; cosicché gli esseri umani, nei limiti del possibile, nella vita sociale coprano posti e assumano responsabilità conformi alle loro attitudini naturali e alle loro capacità acquisite. Agli esseri umani è inerente il diritto di libera iniziativa in campo economico e il diritto al lavoro. A siffatti diritti è indissolubilmente congiunto il diritto a condizioni di lavoro non lesive della sanità fisica e del buon costume, e non intralcianti lo sviluppo integrale degli esseri umani in formazione; e, per quanto concerne le donne, il diritto a condizioni di lavoro conciliabili con le loro esigenze e con i loro doveri di spose e di madri. Dalla intrinseca socialità degli esseri umani fluisce il diritto di riunione e di associazione; come pure il diritto di conferire alle associazioni la struttura che si ritiene idonea a perseguire gli obiettivi delle medesime; e il diritto di muoversi nell’interno di esse di propria iniziativa e sulla propria responsabilità per il concreto perseguimento di detti obiettivi.
Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale”.

 

Una frase al giorno

“Sul piano storico, cos'è infatti il comunismo se non l'ultimo erede della Riforma, del romanticismo e della filosofia classica tedesca? Per definizione, esso è il nemico giurato della Chiesa. Il suo fondamento è lo Stato; il suo principio la rivoluzione; il suo metodo la lotta; il suo ideale l'immanenza; il suo fine la giustizia”.

(Giovanni Spadolini)

 

Un brano al giorno

Georges Prêtre dirige Richard Strauss - Eine Alpensinfonie, Op. 64 Bamberg Symphony Orchestra (Bamberger Symphoniker) da guardare il gesto sublime di Prêtre e da ascoltare in prezioso silenzio.

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org