Kenya. Campo di Volontariato. Una testimonianza

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Agosto 2022 - Mi chiamo Maria Oliva, ho 37 anni e sono un’impiegata amministrativa da anni impegnata nel volontariato come clown di corsia con la federazione nazionale VIP Italia (Viviamo In Positivo). Da qualche anno, a seguito di due viaggi di turismo in Kenya, ho scoperto l’amore per l’Africa, la sua natura, i suoi paesaggi e la sua gente.

Purtroppo negli ultimi anni l’attività di clown di corsia si è interrotta a causa della pandemia da covid-19 e limitata alle poche strutture che solo ultimamente ci stanno riaprendo le porte. Nell’attesa che anche i nostri ospedali riaccettino l’importante figura del clown di corsia, ho iniziato a cercare un’associazione che facesse volontariato all’estero, trovando “La Nostra Africa Onlus”, un’associazione di Bologna che dal 2008 realizza progetti a sostegno della Popolazione Maasai del Kenya, nel distretto di Kajiado.

Ho partecipato a degli incontri conoscitivi su una piattaforma online per capire meglio di cosa si trattasse, finché ho deciso di prendere parte al campo di volontariato e sostenere il loro progetto.

L’associazione chiede di partecipare a quattro incontri di persona, prima della partenza, con una cadenza di un weekend al mese per i quattro mesi precedenti la missione. Gli incontri servono principalmente a conoscere il gruppo di volontari in partenza e creare delle sintonie che potranno essere poi utili durante la permanenza in Africa, in quanto il Campo di Volontariato Internazionale è un momento particolare in totale condivisione tra i volontari ed il Popolo Maasai.

 

Uno degli intenti dell’associazione è di permettere a migliaia di bambini di conquistare il diritto allo studio nella loro terra di origine. Il modo di operare è diretto sulla comunità e non prevede invio di denaro, ma l’organizzazione di questi Campi di volontariato, durante i quali i volontari italiani condividono il tempo con i Maasai acquisendone lo stile di vita e collaborando per la realizzazione dei progetti.

Ho vissuto per due settimane spalla a spalla con il Popolo Maasai lavorando, cucinando, mangiando e giocando con loro.

Durante il campo si dorme nel sacco a pelo, non c’è corrente elettrica, non c’è acqua corrente e i ritmi delle attività giornaliere sono dettati dal sole.

È sicuramente un momento che ha segnato la mia vita, cambiato i miei valori e messo in discussione tante certezze.

Durante la permanenza nel villaggio Maasai non sono stati pochi i disagi. All’inizio anche le questioni igieniche e la scarsa pulizia sembravano divertirci, ma al termine del periodo di permanenza, mi sono invece sentita stanca e provata dalla situazione.

Nonostante la mia predisposizione alla condivisione, uno spiccato spirito di adeguamento e la capacità di accontentarsi di quello che si ha e di non lamentarsi di ciò che manca, doversi mettere in discussione e conoscere una realtà così diversa dalla nostra, ha sicuramente segnato la mia anima.

Certo è che l’esperienza ripaga poi di tutto. Ogni disagio è superato dalla gioia che ogni giorno ti entra nel cuore. Non dimenticherò niente dei momenti passati, ma le emozioni vissute con i bambini sono sicuramente quelle che resteranno più stabili nel mio cuore. Sentirmi così importante per loro, avendo “il solo” ruolo di giocare, ridere, fare sport insieme è impareggiabile.

                

Per noi sembrerà impossibile, ma per bambini abituati a lavorare fin da piccoli (in queste comunità i bambini si occupano del pascolo degli animali mentre le bambine devono prendersi cura dei fratelli minori) questi piccoli momenti di svago donano luce ai loro occhi.

Anche le esperienze con gli adulti sono state toccanti. Sapere che nelle nuove generazioni ci sono ragazze che vogliono superare la cultura della loro comunità maschilista e patriarcale, rifiutandosi di sposarsi nell’età scolastica e credendo nei loro sogni, volendo continuare gli studi prima di creare una famiglia oppure iniziando a reagire opponendosi alle mutilazioni genitali e riscoprendo la forza dell’emancipazione, mi ha lasciato una forte speranza nel credere che, pur non cambiando giustamente le loro origini e le loro tradizioni, questi popoli possano piano piano lasciarsi alle spalle alcuni riti o pratiche pericolose.

 

Un’altra cosa che mi ha colpito profondamente è stata l’ospitalità riservataci dalla popolazione. Persone che, ai nostri occhi, non hanno niente che ti fanno entrare nelle loro abitazioni offrendoti cibo e bevande tradizionali. Le abitazioni Maasai sono chiamate Boma. La Boma tradizionale prevede un recinto spinoso all'esterno per proteggersi dalle iene, e un recinto spinoso all'interno per accogliere il bestiame alla sera.
Sono fatte con escrementi animali mescolato a fango e posto su di una struttura di rami flessibili. Al centro c’è un focolare dove cucinare, ad un capo il letto dell'occupante, dall'altro lato il letto per i bambini.
Entrare in queste abitazioni, scoprire come vivono, senza alcuno dei nostri confort ed inondarsi di un odore di fumo che non ti lascia mai. Neanche una volta rientrata in Italia.

Essendo rari i momenti di aggregazione e di gioco per i bambini Maasai, grazie al progetto “Clown in Savana” abbiamo creato momenti per stare insieme, interpretare personaggi buffi e condividere gioia. Attraverso il naso rosso del clown definito come “la maschera più piccola del mondo”, è infatti semplice ottenere un sorriso da grandi e piccini.

 

 

Grazie al contributo dell’Associazione Dopolavoro Ferroviario di Livorno, ho potuto veder progredire alcuni dei progetti principali dell’associazione tra cui:

  • Bike4School - una bicicletta per andare a scuola in savananato con il desiderio di risolvere il problema della dispersione scolastica in savana da parte soprattutto dei bambini che vivono molto lontano dalle scuole. Spesso infatti i bambini devono camminare 10 km a piedi per andare a scuola e 10 km per tornare a casa. Questo progetto prevede la donazione di una bicicletta agli studenti che vivono a più di 5 km dalla scuola. Biciclette acquistate direttamente in Kenya in modo da aiutare l’economia locale e non avere costi aggiuntivi di trasporto.
  • Cuci il tuo futuroper dare la possibilità alle donne che non hanno potuto studiare di imparare un lavoro ed iniziare a realizzare capi di sartoria da vendere al mercato settimanale del sabato, così da aiutare l’economia famigliare, renderle più autonome ed avere quindi un futuro migliore.

Per l’apporto donato, ringrazio il Presidente e tutti i Soci del DLF Livorno che hanno voluto dare fiducia a me e al progetto a cui mi sono dedicata.

Maria Oliva

 

 

INFORMAZIONI

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