Quello di Arte: il canone greco

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Benvenuti a BLOG RADIO PODCAST di Quello di Arte. Alla base della classicità c’è la regola che sottende l’equilibrio. Nodo indissolubile dell’arte greca è il Canone che permette agli artisti di legare insieme l’armonia e il movimento delle loro eterne opere d’arte.

Il CANONE è la regola con cui i greci hanno realizzato gran parte delle loro opere d'arte e riguarda la posa delle statue.

 

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Questo modo di impostare la scultura è nato verso la fine delle guerre persiane (499-479 a.C.), le guerre contro l’avanzata di Dario e Serse. È il momento in cui la tecnica di fusione del bronzo, utilizzata da molto tempo per forgiare armi, sarà usata in arte per farne sculture. Questa trasformazione si accelera in una trentina di anni, quelli dal 480 al 450 a.C., in cui nel frattempo si consuma il passaggio tra l’arte arcaica, ormai matura, e la fase classica dell’arte greca.

I Kouros, Kleobis e Biton, 600-580 a.C. Marmo, h 216 cm. Delfi, Museo ArcheologicoIl canone nasce per risolvere il problema della posa grazie al fatto che le statue realizzate in bronzo, potevano essere posizionate in qualsiasi modo. Prima di arrivare ai metalli i greci lavoravano la pietra come avevano imparato dagli egizi. Seppur con qualche leggera variazione, gli scultori non andavano oltre le misure di un parallelepipedo di pietra abbastanza stretto. Per evitare la frattura degli arti e per economizzare il materiale, la posa era sempre la stessa: le braccia erano attaccate lungo il corpo e un passetto più o meno accennato. Deriva da questo una lunga processione di anonimi ragazzi e ragazze in pietra, i kouros, che sono conseguenza della continua riproduzione dello stesso soggetto, privo di una gestualità narrativa e che si esprime solo con un arcaico sorriso.

Dal momento in cui si è iniziato a usare il bronzo le cose cambiano. Con la tecnica di “fusione a cera persa” le sculture non prendono forma da una dura lavorazione dei marmi ma dal morbido modellato della creta o della cera che, con degli opportuni stampi, saranno trasformate poi in bronzo. Aspetti positivi ce ne sono molti in questa tecnica, che allo scultore greco fanno comodo. Il bronzo resiste agli urti perciò le braccia possono allontanarsi dal corpo senza rischiare di rompersi. La scultura può essere svuotata e quindi, oltre a economizzare il materiale, è possibile spostare il baricentro per cercare movimenti più accattivanti.

Con la possibilità del movimento l'artista greco ha nuovi problemi come quale posa far assumere alla statua e, non meno importante, deve saper regolare le dimensioni della figura per bilanciare i pesi, in modo che il suo lavoro non venga giù. Una regola inizia a essere necessaria.

Il canone si appoggia a un principio fondamentale del pondus, un termine a noi arrivato in latino ma che porta con sé il valore di stathmòs, di equilibrio. Così la statua per i greci ha il suo equilibrio anche quando è in movimento. L’equilibrio dinamico diventa una condizione imprescindibile, che riverbererà per tutta la storia dell’arte superando i tempi, fino ad essere considerato fondamentale anche da artisti insospettabili come Vasilij Kandinskij (1866-1944) che con il pondus degli elementi visivi sul quadro pone il fondamento dell’arte astratta.

Al termine di tutto scopriremo che i greci, con il canone, definirono proprio cos’è l'equilibrio. Ora, però, cerchiamo di capire le scelte con cui si costituì questa regola così importante.

Policleto, Doriforo, IV sec. a.C. Copia romana del I sec. a.C. Marmo, h. 212 cm. Museo Archeologico Nazionale, NapoliIl primo a darne una definizione fu Policleto (attivo tra il 460 e il 420 a.C.), che scrisse un trattato, il Κάνον (dal greco: Canon, Regola). Seguendo le sue idee, egli metterà in fusione alcune sculture in bronzo. Tra queste il Doriforo, una statua che rappresenta un portatore di lancia, che nel tempo è diventato il prototipo della ricerca dell’equilibrio. Il Doriforo fu realizzato intorno al 450 a.C. ma purtroppo non ci resta l'originale in bronzo e quindi ci accontentiamo di un'opera altrettanto bella anche se realizzata in ambito romano tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo. Nonostante sia in marmo comunque il canone di Policleto funziona benissimo lo stesso.
 

Il primo elemento di equilibrio è “il rapporto delle parti con il tutto”. Per realizzarlo, Policleto misurò più volte alcuni giovani fino ad arrivare a trovare una unità di misura, un elemento modulare, che potesse unire le varie parti anatomiche. Da questo nasceva la regola con la quale ci siamo scontrati più o meno tutti almeno una volta nella vita: la testa è un ottavo del corpo; di conseguenza il busto è tre volte la testa così come le braccia; infine le gambe diventano quattro volte la testa.

Proporzione nel canone di PolicletoQuesto sistema usa un elemento modulare che proporziona tutte le misure del corpo umano e nasce dall'esigenza di una posa che non è più solo in piedi, tutta dritta rispetto alla nostra visione, ma si muove con una propria coreografia. Nella pratica dello scultore avveniva che con una semplice corda si poteva velocemente valutare se la lunghezza di un braccio era corretta, era in proporzione rispetto a tutta la statua. Quindi il canone di Policleto è una regola che è nata in un momento storico dove l'artista non era più obbligato a rispettare pedissequamente i precetti, ma poteva essere libero di realizzare quel che vuole.

 

Per fare qualche riflessione, il canone egizio, da cui i greci partirono per lo stile arcaico, era un quadrettato blindato dove la scultura o la pittura dovevano rispettare uno schema preordinato anche nel movimento. Per gli egizi questa regola fissa, così come è stata fissa la committenza del faraone, portò ad ottenere un’arte che non è cambiata per tremila anni, salvo rari momenti. Invece nel canone greco si può trovare l'espressione della democrazia a cui gli stessi greci erano arrivati nella varietà di persone che formavano la loro stessa società.

Canone egizio

 

Il canone greco però non è soltanto un problema di misura e di pesi ma anche la distribuzione delle resistenze delle forze che sono all'interno di un corpo. Policleto semplifica questo in un unico principio: il chiasmo.

Se torniamo a guardare il Doriforo notiamo che sta iniziando a camminare. Come facciamo tutti, nel movimento, spostiamo il peso su una gamba. Per reazione la parte opposta del nostro corpo si mette in tensione per riequilibrare lo sbilanciamento iniziale. Questo diventa un elemento importante nella scultura di Policleto. La figura spostandosi sulla gamba destra rilascia il peso sulla gamba sinistra e quindi la gamba destra va in tensione. All'opposto il braccio sinistro, per riequilibrare, va in tensione anche lui, magari perché sta sostenendo un oggetto. Nel caso del doriforo, una lancia.

Quindi se tracciamo una linea ipotetica che unisce gli arti in tensione (il braccio sinistro e la gamba destra) e tracciamo un’altra linea ipotetica che unisce gli arti a rilascio (il braccio destro e la gamba sinistra), si forma la lettera X che in greco si dice “chi” da qui deriva la parola “chiasmo”.

Per concludere il canone greco si compone di due elementi fondamentali e questi due elementi abbiamo detto sono il pondus e il chiasmo, la proporzione in misura e in peso delle parti con il tutto e la distribuzione delle forze all’interno del corpo. Questo equilibrio sviluppato nel mondo greco è l'eredità che i greci stessi ci lasciano ed è il principio fondamentale della bellezza antica e del bello assoluto.

 

Un saluto da Michelangelo Mammoliti

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Per questo, però c’è bisogno di collaboratori e sosot€nitori. Intanto questa fase è ancora nel mondo delle idee.

 

Michelangelo Mammoliti è nato a Roma il 23 novembre 1975. E' insegnante di disegno e storia dell’arte dal 2004 nei licei scientifici. Laureato presso Accademia di Belle Arti, è anche disegnatore e grafico. Appassionato di fumetti, giochi da tavolo e di ruolo, vive a Roma, è sposato e ha due figli.

 

INFORMAZIONI

Michelangelo Mammoliti
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