Quello di Arte: La Pietà atea, sacra e classica (Mono 10)

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Benvenuti a Mono, le monografie di Quello di Arte. Oggi parliamo della Morte di Marat di Jacques-Louis David. Per i rivoluzionari la morte di Marat è la traduzione dell'iconografia sacra in una scena di martirio ateo di valore politico. Ma è un cerchio che si chiude nella rappresentazione di un altro mito. Una pietà atea, sacra e classica al tempo stesso.

È un'opera che parla di un omicidio. È una vera scena del crimine dove ci sono tutti i dettagli che raccontano gli ultimi momenti di vita di Marat. Marat è morto il 13 luglio del 1793 per mano di una Girondina, Charlotte Corday. Probabilmente lei era stata motivata a uccidere "l'amico del popolo" Marat proprio dal fatto che pochi mesi prima il rivoluzionario fu eletto Presidente del Club dei Girondini.

Jacques-Louis David, Morte di Marat, 1793. Olio su tela, 165×128 cm. Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles

Giacobini e Girondini erano in rivalità su come portare avanti la rivoluzione in Francia, soprattutto perché i Girondini erano la falange armata, i più guerrafondai. I Giacobini avevano emanato delle liste di proscrizione per estromettere dalla politica i Girondini. Charlotte Corday scriverà due lettere prima del momento fatale, ma con la terza riesce a entrare a udienza da Marat e a ucciderlo.

La scena è rappresentata con l'essenza del Neoclassicismo: sintetica, libera di qualsiasi orpello. Un quadro neoclassico di questo momento storico, è un quadro Illuminista, ovvero che agisce secondo razionalità, cercando di rappresentare un "exemplum virtutis", un modello di comportamento soprattutto del valore etico e civile.

Marat lavorava nella sua vasca da bagno perché aveva una malattia alla pelle che lo costringeva a fare dei lunghi bagni terapeutici. Nella sua debolezza comunque portava avanti il suo lavoro politico e nella sua malattia è stato ucciso.

Era tipico di David dipingere scene ambientate nel mondo antico. Apparentemente David in quest'opera non rappresenta Marat come un eroe greco, anche se c'è un piccolo momento in cui vi si avvicina, ma prima è necessaria una riflessione.

Se ci pensiamo bene i Neoclassici erano atei, e il primo riferimento che osserviamo, guardando quest'opera, è nella posizione di Marat che ci ricorda immediatamente la Pietà del Vaticano. Sembra un controsenso. La pietà ha una iconografia che gli artisti conoscono benissimo perché è stata replicata diverse volte: c'è la Deposizione Baglioni di Raffaello; la Deposizione di Caravaggio; una di Simone Peterzano. È la posa di Gesù, è la posa del martire. Si può dire che in quest'opera David sta trasfigurando l'immagine di Cristo nell'immagine di Marat. In quanto anche Jacques-Louis David Giacobino rivoluzionario e illuminista, era ateo e naturalmente come ateo aveva bisogno di credere in qualcosa.

Raffaello Sanzio, Deposizione di Cristo, 1507

    

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Deposizione, 1602-1604

Ciò che rendeva radicati gli illuministi alla realtà, la loro fede, era l'etica, il comportamento. Quindi Jacques-Louis David dipinge l'amico come se fosse un Cristo ucciso, quindi non un martire della fede ma dei valori etici della Rivoluzione.
L'assenza di stimoli emozionali in questo quadro evidenzia proprio l'idea Neoclassica. Se non fosse per il piccolo taglio sotto la costola, per il coltello leggermente sporco di sangue dello stesso sangue che è caduto sul telo, e per l'acqua leggermente arrossata, Marat sembrerebbe semplicemente addormentato come nella Pietà di Michelangelo: non c'è disperazione ma contemplazione.

David traduce un linguaggio che si è formalizzato nel tempo come un linguaggio religioso, però ha un asso nella sua manica molto importante che lo riporta all’antico. Ce lo rivela proprio con quel braccio che è stato la nostra chiave di lettura per arrivare a Michelangelo e alle Pietà che sono seguite.
David era un Neoclassico per il quale la citazione dell'antico è "conditio sine qua non" della sua pittura, ma lui conosceva bene un altro riferimento per quella posa che non c'entra niente con Gesù ed è un tema trattato tantissime volte nei sarcofagi romani.
Quel braccio destro inerte che cade morto - e quindi diventa simbolo di morte - rientra nella rappresentazione antica di Meleagro, un eroe degli Argonauti che, per amore e cavalleria, si mise in lite con la sua famiglia. Questo suo gesto diede via una serie di eventi che lo portarono alla morte che gli era stata annunciata al momento della nascita per mano della sua stessa madre.

Michelangelo Buonarroti, Pietà, 1497-1499

   

Rilievo con il trasporto del corpo di Meleagro, II sec. d.C.

La morte di Marat, (per i cristiani, per gli atei e per i classici) ci racconta quanto è importante vivere per gli ideali e se gli ideali diventano talmente forti, importanti, diventa necessario anche morirne.

 

Un saluto da Michelangelo Mammoliti

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Michelangelo Mammoliti è nato a Roma il 23 novembre 1975. E' insegnante di disegno e storia dell’arte dal 2004 nei licei scientifici. Laureato presso Accademia di Belle Arti, è anche disegnatore e grafico. Appassionato di fumetti, giochi da tavolo e di ruolo, vive a Roma, è sposato e ha due figli.

 

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Michelangelo Mammoliti
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