LA PATATA AMERICANA

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Della coltivazione della patata americana conservo dei bei ricordi di quando ero bambino. Ancora oggi mi appassiona la sua storia. Originaria dall’America Centrale fu scoperta nel 1500 dal navigatore genovese Cristoforo Colombo e presentata alla regina Isabella di Castiglia, che la diffuse nel Continente come patata di Spagna. Mentre in Italia sembra sia stata introdotta inizialmente in Toscana verso il 1630, ma rimase puramente una curiosità botanica fino a circa il 1850.

La patata americana - o dolce che dir si voglia - già nei primi decenni dell’Ottocento fu proposta e raccomandata, da più parti, per l’utilizzo alimentare umano e animale, come testimoniano le iniziative pionieristiche attuate in diverse aree della nostra penisola.

La prima coltivazione della patata dolce in Italia avvenne ad Anguillara Veneta nella metà del 1800. Infatti, Anguillara Veneta è stata storicamente popolata da piccoli coltivatori e da numerosi braccianti, costretti in minuscole cesure avute in affitto o concesse alla parte “Mezzadria”, e per integrare il proprio reddito, ricavato dall’esiguo podere, prestavano la propria opera occasionale di lavoranti avventizi.

Ben presto gli anguillaresi diventarono padroni della tecnica di conservazione e riproduzione della patata dolce, imparando a sfruttare quanto più possibile tutte le parti della pianta: dal tubero destinato al consumo umano, mentre le radici e il fogliame per gli animali della stalla. Per i contadini part-time di Anguillara, pur nelle mutate condizioni di mercato, la produzione della patata dolce rimane un buon integrativo del reddito familiare, oltre che un modo per esprimere il proprio attaccamento alla tradizione.

Attualmente, nel Basso Padovano, l’area di coltivazione è circoscritta ai Comuni di Anguillara Veneta, Boara Pisani, Stanghella, Stroppare e Pozzonovo. Dal 2014 il comune di Anguillara Veneta ha istituito la certificazione De.co ossia la denominazione comunale d'origine: “Patata americana - dolce - di Anguillara Veneta”.

Se guardiamo invece alla tradizione orale, “il passaparola”, ad Anguillara Veneta la coltivazione della patata dolce fu avviata con buon successo fin dagli inizi del Novecento, in seguito al rientro in paese dei primi emigrati in Brasile. Alcuni di loro, ritornando in Patria, hanno portato con sé dei tralci che poi hanno piantato nel proprio terreno. Per distinguerla dalla patata nostrana, venne appunto detta americana.

L’immediata fortuna, circoscritta al Comune di Anguillara Veneta, si spiega: da una parte con le caratteristiche di indiscussa unicità dei terreni alluvionali, per la maggior parte resi coltivabili grazie alle poderose opere di bonifica; dall’altra con la situazione fondiaria che nell’arco dei secoli ha caratterizzato questa particolare località del Basso Veneto. In quell’epoca infatti, il Conte Antonio Donà dalle Rose ne iniziò una coltivazione sperimentale nei propri terreni a ridosso del fiume Adige in Provincia di Rovigo. Da qui la coltura si estese anche in territorio padovano, sulla sponda sinistra dell’Adige, affermandosi particolarmente nella zona di Anguillara, e successivamente nelle zone di Stanghella, Stroppare e Pozzonovo. In tali località la patata dolce entrò nel consumo popolare, grazie anche alla completa utilizzabilità della pianta. Le statistiche risalenti al 1934 ne rilevarono una produzione di 800 quintali già dal 1914, divenuti 23.000 nel 1928.

Ai giorni nostri, la patata dolce è tra le prime dieci colture al mondo. In Italia è considerata appunto una coltura di nicchia. (600 ettari di coltivazione per una raccolta di circa 13.000 tonnellate). La quasi totalità della produzione nazionale, ben l’80% avviene nel Veneto, preponderante la zona dei Comuni di Anguillara, Stanghella, Pozzonovo e Stroppare, in cui su una superficie di 480 ettari registra una raccolta di circa 10.000 tonnellate.

 

 

LEGGENDA VUOLE CHE:

La patata dolce fu introdotta in Spagna quasi subito dopo i primi viaggi alla scoperta del Nuovo Mondo. Il re Enrico VIII, genero del re Ferdinando e della regina Isabella di Spagna, ne era un grande estimatore, poiché riteneva possedesse qualità afrodisiache che quindi, potevano aiutarlo ad avere finalmente l’agognato erede.

Le patate dolci, importate dalla Spagna, erano molto popolari nei banchetti inglesi. Anche il Drammaturgo William Shakespeare ne fece cenno nella Commedia “Le Allegre Comari di Windsor”, dove John Falstaff, certo di un imminente incontro galante con due comari, grida: “Lasciate che dal cielo piovano patate” ed è probabile si riferisse alle patate dolci.

PROPRIETÀ E BENEFICI DELLA PATATA DOLCE

Una ricerca scientifica del CSPI ha messo in evidenza l’importanza di questa radice tuberosa ricca di sostanze benefiche, contiene un’elevata quantità di micronutrienti quali: sali minerali e vitamine. Il tutto comporta enormi benefici al sistema circolatorio e al cuore, anche grazie all’assenza di colesterolo e grassi saturi.

LA RACCOLTA

La raccolta avviene da fine settembre a metà ottobre. Il contadino sa bene frazionare il suo raccolto, quindi mette in vendita una parte del prodotto dopo avere riservato il quantitativo necessario per la famiglia e quella parte, particolarmente selezionata, per la riproduzione. Senza trascurare la vendita delle talee prelevate dalla serra, una volta messo a dimora il quantitativo prestabilito nel proprio podere.

LA VENDITA DEL PRODOTTO

Arriva il tempo di vendere il prodotto che, come tutti i prodotti dell’agricoltura, è soggetto alle regole di mercato. E ciò vale anche per la patata dolce. I mediatori, che sono gli intermediari tra il venditore e l’acquirente, visitano il raccolto sul campo, valutano la qualità e concordano il prezzo, se il tornaconto è condivisibile, viene fatto il contratto sulla parola e una stretta di mano. Potremmo dire che questa è la fase conclusiva del ciclo produttivo della patata dolce. Ciò significa che la coltura si ferma e si riprende alla nuova stagione, ma non è proprio così. Bisogna provvedere alla conservazione delle patate da semina e metterle al riparo dal freddo invernale.

Ricordo che il mio papà gestiva con molta cura la collocazione delle patate da semina. Con l’esperienza acquisita nell’arco degli anni, sapeva scegliere l’ambiente che, sia pure con gli unici mezzi rudimentali di quei tempi, garantivano una temperatura ideale.

Nello stanzone di cucina veniva riattivato un grande ripiano pensile, ancorato alle travi della pavimentazione del piano superiore. Le patate venivano riposte su questo ripiano, ponendo un velo di paglia fra gli strati, bene allineati geometricamente, in modo da garantire il circolo dell’aria a tutto l’insieme. Nel contempo, in quel grande locale di cucina, il focolare era sempre acceso, così che ne era garantita la giusta temperatura per la conservazione delle patate, al fine di garantire una buona semina per il successivo ciclo produttivo.

Arriva poi il tempo per la messa a dimora delle patate nella serra, che prelude alla germogliazione delle talee. Bisogna quindi riattivare la serra, previo un generale riordino alla struttura, e preparare il terriccio, il quale deve essere bene dosato di concimazione organica, secondo le buone regole di empirica esperienza.

La mia famiglia era l’unica nella zona ad avere la serra, quindi i contadini dei dintorni si prenotavano per avere le talee. La serra era grande, pertanto la produzione di talee era di gran lunga superiore al proprio fabbisogno, Il ricavato dalla vendita era anche una piccola fonte integrativa al bilancio, molto importante per il sostegno di una famiglia numerosa come la mia, con nove figli, di cui l’ultimo sono io, classe 1933.

 

 

CICLO PRODUTTIVO DELLA PATATA DOLCE
  1. La data di riferimento per la messa a dimora delle patata da semina nella serra è il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, anche per tradizione popolare.
  2. La messa a dimora ha un procedimento ben definito: durante il mese di febbraio la “vecchia” serra viene svuotata dal terriccio e questo rimescolato per ottenere un composto uniforme. Successivamente si riempie la serra con una base di letame di circa 10/15 cm e di altri 10/15 cm di terriccio.
  3. Le patate da semina vengono posate su questo “letto” ad una distanza tra loro di circa 3-4 cm e poi ricoperte da altri 10-15 cm di terriccio.
  4. La serra viene coperta con un tunnel di plastica per creare le giuste condizioni climatiche per la nascita delle talee.
  5. Ai vecchi tempi quando non esisteva ancora il telo di plastica si usavano dei telai, ossia delle strutture simili alle finestre con vetri.
  6. Le talee sono pronte dopo circa 45 giorni, ovvero fine aprile-inizio maggio.
  7. La piantagione segue naturalmente il taglio delle talee e si protrae per circa 15-20 giorni a seconda delle condizioni climatiche; in genere il periodo è tra marzo e aprile, non conviene ritardare troppo la piantagione, perché la patata dolce impiega dai 5 ai 6 mesi ad arrivare a raccolto.
  8. La raccolta, anche questa condizionata dal clima, può avvenire da fine agosto, per le primizie, e continuare per tutto il mese di settembre.
STRUTTURA DELLA SERRA

La serra è cosi formata: nella sua lunghezza un muretto di altezza dal piano terra circa 70 cm a lato verso nord, mentre a lato sud l’altezza del muretto circa 35/40 cm. Nei due laterali il muretto presentava la forma di un trapezio. L’inclinazione della serra era orientata a mezzogiorno per meglio ricevere i raggi solari. Tutta la superficie veniva coperta da vetri, montati su telai in legno, di circa 200 x100 cm.

BREVE SINTESI DI LAVORAZIONE
  1. Le talee si tagliano quando raggiungono una dimensione di circa 30 cm e si raccolgono in mazzi di 100 unità. Questa era la vecchia usanza per monitorare la piantagione e relativa produttività. I miei ricordi mi riportano a quando avevo 8/9 anni, poiché le mie mani erano ancora piccole, formavo due mazzetti da 50 unità.
  2. La preparazione del campo per il trapianto avviene con la formazione di solchi distanti circa 70-80 cm.
  3. Le talee vengono piantate, con il badile, ad una profondità di circa 10-15 cm facendo attenzione di piegare leggermente ad “L” la parte terminale.
  4. La distanza tra le talee varia dai 30 ai 40 cm, a discrezione del coltivatore per avere un prodotto di dimensioni soddisfacenti. Da tener presente che prima della piantagione la parte da interrare delle talee viene ricoperta da un bagno di terreno umido “fango” al fine di facilitarne l’attecchimento.
  5. Da qui in avanti l’attenzione del contadino è rivolta alla sostituzione delle talee che non hanno attecchito ed alla rimozione delle piante infestanti.
  6. Ora le talee si sviluppano: sotto terra con la formazione dei tuberi, ed in superficie con un tappeto di fogliame. Per verificare lo stato di crescita del nuovo raccolto si procedeva con un “saggio” ossia verifica casuale delle dimensioni dei tuberi.
  7. Al momento della raccolta la parte fogliare che ora presenta una colorazione non più di verde vivace, viene tagliata in vicinanza del picciolo.
  8. Si procede con la rimozione dei tuberi di patata dal terreno con dei forconi, quindi alla suddivisione delle radici tuberose ed alla pulizia dal terriccio.

Ai vecchi tempi, tutto questo processo, era una cerimonia. Durante la raccolta si radunavano molti parenti e le donne si prodigavano con la preparazione di merende e pasti da consumare nei campi.

Non dimentichiamo, infine, che la patata dolce veniva e viene usata anche in ambito ornamentale. Se messa in un vaso con acqua, sviluppa una cascata di foglie come una pianta d’edera.

La coltivazione della patata dolce è rimasta ai suoi primordi, per la sua fragilità non consente di usufruire delle nuove tecnologie di meccanizzazione, tutto si svolge manualmente ed a carattere famigliare, a vantaggio di una tradizione secolare.

Son dei bei ricordi…

 

 

INFORMAZIONI

Sante Mazziero, socio DLF Milano
cell. 338 8060940
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