MAGNA CARBONI

Hobby Scrittura
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A Stanghella, un paesino della bassa padovana in cui sono nato, viveva Magna carboni. Per parlare di questo personaggio devo per prima cosa precisare che era una persona eccezionale e tutto quello emergerà nel raccontare sarà sempre in positivo. Era un tutto fare, di mestieri ne conosceva molti, tra cui un mestiere praticato da pochi: lo spazzacamino.

Era molto ricercato da tutto il circondario, giacché in tutte le famiglie dellla zona il focolare era sempre attivo, specialmente nella lunga stagione invernale. Di conseguenza, il camino doveva essere pulito a prova di ventilazione, ossia doveva essere garantito “il tiraggio della canna fumaria”. Da questo lavoro ebbe origine il suo dialettale soprannome, Magna Carboni, il cui vero nome però è Michele.

Durante la guerra, secondo conflitto mondiale 1940-1945, Michele fu uno dei tanti soldati, che, dopo aver combattuto per la nostra Patria, rischiavano di essere fucilati dalle armate tedesche in fase di ritirata.

Dopo l'8 settembre 1943, giorno dell'annuncio dell'armistizio con gli alleati, l'esercito italiano si trovò privo di direttive precise. Abbandonati dal re e dal governo a loro stessi, preoccupati della propria salvezza e della continuità istituzionale, soldati e ufficiali italiani dovettero fronteggiare l'organizzata reazione tedesca, ad eccezione di chi prese la via di fuga o si unì ai partigiani iugoslavi e greci.

Pertanto la maggior parte dei soldati italiani fu convinta a cedere le armi con la falsa promessa di un ritorno a casa. In realtà vennero deportati verso una dura prigionia. Stipati su carri bestiame, chiamati in senso dispregiativo badoglien, non ricevettero la qualifica di "prigionieri di guerra" ma quella di "internati militari italiani" (IMI), venendo considerati non nemici ma ex alleati.

Anche nella mia famiglia si viveva in trepidazione per lo stato di guerra e per la sorte dei miei tre fratelli maggiori: Antonio, nel Reggimento Fanteria, che si trovava in Russia; Bruno, nel Reggimento Genio Pontieri, che si trovava a Corticella in provincia di Bologna; Salvino, nella Polizia di Stato, Servizi di Pubblica Sicurezza, che si trovava a Rovigo. Grazie al cielo dopo tante peripezie sono riusciti ritornare a casa.

Il nostro Michele, dopo un lungo cammino, giunse a Stanghella, in Provincia di Padova. Stremato, trovò rifugio presso una famiglia, la quale viveva con l’ansia e la speranza di riabbracciare il proprio figlio, anch’egli soldato come Michele. Però a questa famiglia purtroppo rimase soltanto la rassegnazione.

Michele si riprese e pensò di ricominciare il commino verso il luogo delle sue origini, per abbracciare i suoi famigliari. Intanto, volle ripagare l’ospitalità ricevuta con il suo lavoro nei campi, insieme al capo della famiglia che lo aveva generosamente accolto. Passavano i giorni, Michele scrisse alla sua famiglia d’origine dicendo che si trovava bene e che sperava in un vicino cessato pericolo, poiché il rischio di essere fucilato dei tedeschi era molto alto, lungo la strada da compiere per poter finalmente riabbracciare i propri cari.

Michele acquisì familiarità con altri due giovani componenti della famiglia che lo ospitava, partecipò agli incontri con gli amici, fu bene accetto, entrò quindi nella comunità di quel territorio. Incontrò una ragazza di nome Angela, nacque una nuova amicizia e poi qualcosa di più. Un amore li porterà al matrimonio e felicemente alla formazione di una nuova famiglia.

E così ci colleghiamo all’inizio dei questo racconto.

 

 

Lo spazzacamino

Quando è bianco lo spazzacamino?
Un poco alla festa, un poco al mattino.
Tutto il giorno se ne va
per paesi e per città,
in casa dei ricchi e dei poveretti,
su per le cappe e per i tetti
con le mani e con i ginocchi:
di bianco gli resta il bianco degli occhi.

(Da "Filastrocche in cielo e in terra", di Gianni Rodari, ed. Einaudi)

 

INFORMAZIONI

Sante Mazziero, socio DLF Milano
cell. 338 8060940
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